Archivi delle etichette: Zaha Hadid

Amiamo Milano. E quando c’è il Salone del Mobile la amiamo ancora di più. The design week / dall’11 al 17 aprile

11 apr

Martedì 12 aprile

Triennale
Dalle 19.00 alle 24.00. Opening party della Design Week 2011. Tra mostre e interventi di vario tipo, durante la serata si esibirà la Magicaboola Brass Band, un gruppo itinerante composto da 15 musicisti che suonano trombe, sassofoni, cassa, rullante e percussioni. Imperdibile l’installazione di Gaetano Pesce L’Italia in croce: ma state tranquilli, rimarrà al vecchio Teatro dell’Arte fino all’1 maggio.

Dal 12 al 23 aprile

Università degli Studi
Interni presenta Mutant Architecture & Design, una serie di istallazioni e opere luminose nei meravigliosi chiostri dell’Università. Tra i tanti progetti, non vediamo l’ora di interagire con quello della nostra amata Zaha Hadid, (si chiama Twirl); e poi con la figherrima casa in fiamme di Ingo Maurer; con gli archi flessibili di Gwenael Nicolas; con una stanza in marmo firmata da Mario Botta; e con una panca-taccuino creata da Giulio Iacchetti con Moleskine (che, contrariamente alle aspettative, si rivelerà rigida). Mutant Architecture & Design sarà allestita fino al 23 aprile,  aperta dalle 9.00 alle 24.00. Consigliatissimo limonare nei chiostri.

Mercoledì 13 aprile

Galleria Wabi
Ore 19.00. Inaugurazione di Armoire mon amour, esposizione dei portabiti anni Cinquanta realizzati da Toscanini Su Misura in edizione limitata. Cioè, avete capito? Portabiti! Anni Cinquanta! Amiamo i portabiti.

Elita Festival
Qui il programma.

Giovedì 14 aprile

Spazio Dalla Corte
Party di Unfurniture Design , un evento dedicato a graphic design, bio design, food design, visual design, sound design, fashion design, pet design, erotic design… Qui ci si registra per la serata. E dal 12 al 17 aprile, ogni giorno, dalle 16.00 alle 21.00, lo spazio Dalla Corte ospita merenditivo con food design. Uhm.

Dal 12 al 17 aprile

Cascina Cuccagna
Per tutta la settimana, la Cascina Cuccagna sarà aperta e sede di mostre, corsi, workshop, mercati, musica, pic-nic, aperitivi. I fondi raccolti dall’affitto degli spazi e da parte degli eventi in programma permetteranno di proseguire i lavori di restauro della Cascina. Qui il programma completo.

Public Design Festival
Ideato da esterni, il Public Design Festival propone progetti e incontri per riflettere sullo spazio comune. Tra gli interventi questa edizione, le colonne della Stazione di Cadorna rivestite di materiale riflettente e proposte per l’arredo urbano come la panchina circolare (like!), l’albero mobile e le recinzioni provvisorie per cantieri trasformate da piante, giochi d’acqua e di luce.

ATM Bar
Cocktails a chilometri zero con gli studenti dello IED.

Kids’ room – Zoom!
Uno spazio in zona Turati e uno a Sant’Ambrogio per sbirciare tra le evoluzioni dell’arredo e del design per l’infanzia. Non avete figli? Meglio, potrete dimenticare ogni obbligo di funzionalità e dilettarvi tra  cose colorate, in piena regressione.

Biblioteca di Santa Maria Incoronata
Continua la mostra Nientedimeno 1945-2000. La forza del design femminile: oltre cento oggetti scelti tra i lavori di designer italiane o da tempo residenti nel nostro Paese. La mostra, allestita in uno spazio delizioso all’interno dell’altrettanto delizioso complesso di Santa Maria Incoronata, sarà aperta fino al 22 aprile ma questa settimana sarà aperta fino alle 22.00.

Sabato 16 aprile

Fiera di Rho
Addio, amici. Viola Scintilla se ne va al Salone vero.

Public Design Party
Dalle 16.00 alle 04.00, al Parco delle Esposizioni di Novegro, la festa di chiusura del Public Design Festival: 10.000 mq di spazio pubblico con pezzi unici autoprodotti da designer da tutta Europa.

E poi: qui tutto il FuoriSalone, qui tutti i dettagli sul Superstudio Più.

Memo: per vagabondare tra gli eventi del FuoriSalone, Nivea mette a disposizione un servizio di taxi-vespa. Qui tutte le informazioni.

E ancora: fino al 17 aprile sarà la XIII Settimana della Cultura, date un’occhiata qui.

Mettete un tatuatore nel bookshop del MAXXI! Perché quando i visitatori escono dal museo delle arti del XXI secolo vogliono ricordarsene per sempre.

11 gen

Introduzione. Il MAXXI è il Museo nazionale per le arti del XXI secolo inaugurato qualche mese fa a Roma. Lo abbiamo visitato il primo gennaio e vogliamo ricordarcene per sempre perché è fighissimo. E lo è per almeno quattro motivi.

Motivo primo: l’edificio. Progettato dall’archistar irachena Zaha Hadid (che ne è così fiera da dedicargli la home del proprio sito), il MAXXI è uno spazio che si potrebbe definire fluido. Ma visto che sul concetto di fluidità pare avere l’esclusiva Zygmunt Bauman, potremmo dare un’idea dello spazio scegliendo un’espressione prodotta della stessa Hadid: “derive direzionali”. Significa che il MAXXI è composto di snodi, che ogni snodo conduce ad almeno un bivio, che la fine di ogni spazio apre a più possibili percorsi. Visitare il MAXXI è come galleggiare tra l’arte e l’architettura in balia di pareti sinuose, corridoi curvi, lievi salite e discese, scale, ascensori e ponti sospesi. Alla deriva, senza direzione.

MAXXI, atrio

Motivo secondo: l’arte. Il MAXXI è figo perché ha acquisito una fantastica collezione d’arte  che va dagli anni Cinquanta a oggi e che viene periodicamente riallestita. La prima lettura della raccolta, visibile fino al 23 gennaio, si intitola Spazio ed è organizzata in quattro aree tematiche. La scena e l’Immaginario è la nostra area preferita: comprende installazioni come Tre per Tre (Ognuno è l’altro e nessuno) di Giulio Paolini, e Where is our place?, di Ilya ed Emilia Kebakov. La prima è composta da tre statue di gesso in abiti settecenteschi che mettono in scena il rapporto tra l’artista, il suo modello e il fruitore dell’opera che sarà generata. La seconda è una composizione su tre livelli spazio-temporali in cui viene ricreato uno scorcio museale tra passato, presente e futuro. Entrambe le opere sono una brillante riflessione sulla relatività dell’opera d’arte e del suo valore rispetto ai tempi della creazione e del  godimento.

Ilya e Emilia Kabakov, “Where is our place?”

Motivo terzo: l’architettura. Il MAXXI è figo perché ha acquisito anche alcune collezioni di architettura che formano un grande patrimonio cui attingere per organizzare documentarie e retrospettive. Fino al 20 marzo potete visitare una mostra dedicata a  Pier Luigi Nervi: Architettura come sfida – Roma. Ingegno e costruzione presta particolare attenzione a quanto Nervi ha fatto per la capitale. Ingegnere e architetto, costruttore e docente, Pier Luigi Nervi ha firmato lo Stadio Flaminio e il Palazzetto dello Sport per le Olimpiadi di Roma del 1960: un delizioso modellino mostra il processo di costruzione e integrazione dei grandi tasselli romboidali che caratterizzano il tetto del Palazzetto. Tutto attorno, decine di fotografie, progetti, schizzi e installazioni che ripercorrono la carriera di Nervi nel mondo.

Pier Luigi Nervi, Cattedrale di Saint Mary – San Francisco

Motivo quarto: la fotografia. Il MAXXI è figo perché, oltre a onorare l’arte e l’architettura, ama la fotografia. Mentre veniva costruito, il museo si è lasciato immortalare da venti fotografi il cui lavoro confluisce adesso nella collettiva Cantiere d’autore, aperta fino al 6 marzo. Ogni fotografo ha scelto un momento, un punto di vista, uno stile e una tecnica per raccontare la gestazione del MAXXI: il risultato è da applauso. (Qui una piccola galleria fotografica che non rende giustizia alla mostra).

Luca Campignotto per Cantiere d’autore

Conclusioni. Se non lo aveste inteso, il MAXXI è fighissimo. E se quanto appena elencato non bastasse, sappiate che le sale ospitano anche una costellazione di piccole mostre e premi e che il museo dispone di un archivio, di una biblioteca, di spazi per incontri e lezioni sull’arte contemporanea e di una caffetteria il cui personale è iperattivo e sorridente.  Un difetto però lo ha: il bookshop. È sguarnito, poco caratterizzato, identico a mille altri.  Appena usciti avremmo voluto portare casa un ricordo della visita a un museo tanto coinvolgente e promettente: abbiamo trovato quasi solo il catalogo e un libricino-promemoria. Peccato, perché sull’onda dell’entusiasmo ci saremmo fatti tatuare MAXXI sul collo o ci saremmo regalati qualcosa di grazioso: magari una Moleskine come quelle della National Gallery e di Palazzo Grassi. Forse non sarebbe durata per sempre, ma meglio di niente.

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