Coinqui

DUE TELEVISIONI IN UN BILOCALE

Io detesto la televisione. Mi pare un elettrodomestico inutile, non ho alcun valido motivo per accenderla. Se voglio notizie apro il giornale, se voglio musica inserisco un cd nel lettore, se voglio svago apro un libro, se voglio rilassarmi scrivo o disegno, se necessito di gossip, glamour, showbiz e moda sfoglio qualche rivistina femminile.

Di varietà e reality, di soap e tiggì, di fiction e film tv, di talk show e quiz POSSO FARE A MENO.

Da anni nella mia famiglia è lotta aperta: mia madre accende la tv, io la spengo e mi autoinnesco in un interminabile e gesticolante sermone a proposito dell’inutilità e della pericolosità della scatola domestica, citando il saggio Sartori. Mia madre mi ascolta, annuisce, attende che io esca dalla cucina e riaccende il maledetto mass-medium.

Con la mamma ho confidenza, ci conosciamo da tanti anni, posso parlarle e insultarla senza pormi freno alcuno. Intanto non mi ascolta. Posso perfino permettermi di ordinarle di tenere BASSO il volume di quel coso con tono da dittatrice.

Ma con le coinquiline semi-sconosciute ancora non posso impormi, ancora non posso sbraitare. E subisco. Subisco due televisioni in un bilocale (anche se non dubito che presto riusciranno a sistemarne una anche in bagno, chesssò, magari incastonandola nello scaldabagno, o buttando via i cosmetici nell’armadietto per farle spazio). Subisco la scatola parlante accesa 24 ore su 24, strillante a volume talmente alto da farmi sembrare un sussurro quello che abitualmente tiene la mia mamma.

Le televisioni delle mie coinquiline fanno vibrare le pareti. Letteralmente. Per non parlare di quanto facciano tremare i mobili. Temo ritorsioni da parte dei vicini, che in piena notte potrebbero desiderare un poco di silenzio. Potrebbero sfogare le loro ire su di me, dubitando della mia innocenza.

Ma tralasciamo per un istante la questione del volume, questione puramente tecnica ed avente a che fare con un elemento ‘fisico’. La tv, oltre ad essere un oggetto, e anche un fottutissimo veicolo di contenuti, intendendo genericamente per ‘contenuti’ i programmi. Spulciando pazientemente i palinsesti non dubito si possa trovare qualcosa di buono: un film vero, un’esibizione divertente, un bel video musicale. La tv è una fogna, ma annaspando tra la poltiglia degli escrementi qualcosa di decente lo si trova. Per recuperarlo si necessita però di un certo spirito critico, della capacità di discriminare e della forza di non lasciarsi attirare nel baratro.

Le mie coinquiline non hanno nè spirito critico, nè capacità discriminanti, nè forza di porre resistenza alcuna alla feccia imperante. Si incantano infantilmente davanti a qualsiasi amena oscenità o oscena amenità passi sullo schermo. “Sta in tv, dunque è vero“. Un tempo era “l’ha detto la radio.

E ridono a crepapelle quando borbotta il cane Ettore, si indignano davanti ai tradimenti in scena dalla De Filippi, supportano e soffrono coi ragazzetti di “Amici” e con gli idoti del “Grande Fratello”, adorano e invidiano la voce di Martina Stella (certamente adattissima al personaggio dell’adolescentina mucciniana, ma al di fuori di quello è tra le più cacofoniche mai sentite!), si commuovono fino alle lacrime per i colpi di scena delle soap-opera.

Della loro maleducazione nell’impormi i peggiori programmi al massimo volume scriverò in seguito.

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