Leggenda irlandese

LEGGENDA IRLANDESE

C’era una volta una fanciulla genovese intenzionata a migliorare la sua vergognosa pronuncia della lingua inglese con una vacanza-studio in Irlanda, dove avrebbe frequentato una scuola con altri studenti stranieri e dove avrebbe vissuto con una famiglia del posto. Gli organizzatori del soggiorno le avevano garantito che veramente improbabile e remota sarebbe per lei stata l’eventualità di trovare, nella sua famiglia irlandese, un’altra ospite italiana, ma tale inverosimile eventualità si verificò, e la genovese si trovò costretta a condividere la stanza con una giovane torinese.

Il clima vacanziero la preservò dallo sconcertarsi di fronte alle cinque valigie che la torinese aveva portato con sé (una solo per le scarpe!) e pensò che sicuramente non ci sarebbero potuti essere problemi per la condivisione della stanza. Ma la fanciulla si sbagliava… e ignorava, beata, quanto la torinese si sarebbe rivelata rompicoglioni.

La leggenda narra che la torinese fosse riuscita a prendere un brusco raffreddore già nel suo secondo giorno di permanenza in Irlanda. Con il malanno, diceva, non le conveniva affatto fare la doccia. Eppure, sospirava, quanto si sarebbe sentita meglio se solo avesse potuto lavare e pettinare i lunghi capelli! La fanciulla genovese, dal cuore tenero e ingenuo, disse alla compagna di non temere, e la aiutò a gestire shampoo, balsamo, pettine e phon nel bagno messo a loro disposizione dai cordiali irlandesi.

Pochi giorni dopo la torinese stava notevolmente meglio, ma aveva ancora un po’ di mal di gola… Se avesse trascorso molto tempo con la chioma umida il malanno sarebbe ritornato, si preoccupava ad alta voce; e se non fosse riuscita a regolare bene i capricciosi rubinetti celti avrebbe sicuramente preso freddo, diceva; la genovese, commossa da ‘sì tanti turbamenti, le offrì il suo gentile aiuto ancora una volta. E un’altra. E un’altra ancora. Per tre settimane.

L’ultima settimana di vacanza-studio prevedeva, per la buona genovese, un esame conclusivo al corso da lei seguito, dunque un discreto impegno nello studio. Presa dai libri, in quella quarta settimana, la genovese decise di opporsi con determinazione alle richieste di parrucco che la compagna di stanza reclamava tra lacrime di coccodrillo e hitleriane ingiunzioni. La genovese resistette. La torinese, per la prima volta dall’inizio della vacanza, si trovò ad avere a che fare con la regolazione della temperatura dell’acqua con i capelli insaponati e inginocchiata fuori dalla vasca. Si bruciò. Prese freddo. I prodotti detergenti le finirono negli occhi. I capelli le si annodarono. O almeno così bofonchiò incazzata alla genovese al misero fine di farle provare sensi di colpa per il mancato aiuto. E non le volle più rivolgere la parola fino al termine del soggiorno.

Morale della favola: tutte le rompicoglioni le trovo io!

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4 pensieri su “Leggenda irlandese

  1. …la favola è carina carina…anche un po canina…(nel semso che ti immagini ringhiare mentre scrivi)…cmq…pensa…se non incontrassi questa gente splendida di che scriveresti…di amore o canzonette?…meglio così silvia.

    elvis

    PS ti aspetto domani.

  2. Pòrina… In fin dei conti però li sapevi che durava poco. Però sono contenta che si sia ustionata ed anche raffreddata, ma mai offrire una mano, che sta gente ti sloga perfino la spalla pur di prendere prendere prendere…

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