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Ieri sono salita a Milano. Come ogni volta, dopo essere uscita dalla metropolitana, mi sono irrigidita, e ho iniziato a interrogarmi: lei sarebbe stata casa? Mi sono incamminata verso il portone, costeggiando giardinetti perfettini e dribblando col borsone biciclette e passeggini, tesa come una corda di violino. Speranzosa che lei fosse ancora al suo paese.



Ecco, il mio cancello! Dove cavolo ho messo le chiavi?? Oh, che fortuna, stanno uscendo proprio ora delle person… Era lei. Lei con la sua ‘amichetta del cuore’, donna dall’ebete sorriso coniglio-ienico sulla quale mi soffermerò in altra sede.



Uè uè, nun pensavo che ‘sta settimana tornavi…”, mi ha strillato nell’italiano standard che è solita utilizzare, le mani ancora aggrappate al cancello.



Ho sorriso, con tutti i denti che ho, sadicamente, piena di aspettative su quello che avrei trovato nell’appartamento di una stronza che non aveva previsto il mio ritorno…

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