Coinqui

           NEL BILOCALINO è ARDUO STUDIARE -2

Un’altra volta lei ha inondato il tavolo di materiale pubblicitario trovato nella cassetta della posta e stava aprendo, con infantile tensione emotiva, una di quelle buste che tutti riceviamo, una di quelle con su scritto “Offerta vantaggiosissima solo per Lei!” (da lì avrebbe estratto un cartocino simil-gratta-e-vinci che l’avrebbe fatta sentire la donna più fortunata del mondo, ma questa è un’altra storia…).

Onde non disturbarla, ho deciso di indirizzare la mia attività intellettiva nell’altra stanza,  sul  mio lettuccio soffice.

Erano trascorsi pochi minuti, avevo letto un paio di pagine e… Anche a lei era venuta una voglia irrefrenabile di cambiare stanza e di stare sul suo letto. Probabilmente studierà pure lei, ho pensato, peccando per l’ennesima volta in vita mia di ingenuità.

La bionda terroncella ha iniziato a cospargersi di crema idratante, su cosce e glutei, con movimenti circolari e vigorosi come la migliore delle massaggiatrici.

È poi passata al puzzosissimo gel rinfrescante per le gambe, steso con immensa carezzevole autoammirazione sui polpacci.

E, da vera maestra del galateo: TIC. TIC. CLAC. TIC. TIC. TICTIC. CLAC. TIC. Ha cominciato a tagliarsi le unghie dei piedi. Facendo saltare ovunque la cheratina delle sue estremità (sempre che le unghie siano fatte di cheratina, s’intende).

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25 pensieri su “Coinqui

  1. Scusa la domanda ma questa li fa esami per sbaglio? studia a volte o è una di quelle che stanno in una città lontana per poi non fare un cazzo e dopo 5 anni e 2 esami all’attivo abbandona l’università dicendo che era troppo faticosa?

  2. Quanto vorrei spalmare quella crema idratante su quel corpo sodo di mediterranean girrrl!!!! Me la lasci per un po’?? E poi lei non ha bisogno di studiare sui libri perchè si sta già preparando per l’esame di laurea della donna-media: con la cura dell’immagine accaparrarsi un gonzo che la mantenga! Silvia, Silvia…ma quando imparerai anche tu?! Big Puppet

  3. Mica tutti possono farsi limare le unghie dalla segretaria come me… terribilmente deprecabile il clippettaggio unghie… almeno fosse preceduto da una full immersion in acqua e limone: le unghie così ammorbidite sarebbero meno pronte a saltare ovunque. A chi piace camminando scalzo pestare un’unghia di terrona? Ma nemmeno di polentona però…

  4. Della sua condizione univeristaria non abbiamo notizie certe: se non è troppo stanca a lezione va, a volte dice di studiare e di preparare ‘un esame per martedì’, ma sui suoi risultati ci è solo dato fantasticare…
    Big Puppet: quanto hai ragione! Oh, potessi anch’io trovare un riccone che mi mantenga e copra col suo amore tutte le mie spesuccine invece di frequentare gli SPIANTATI che di solito il destino mi appioppa…

  5. Abbattila! io non capisco come mai ti ostini a sopportare in silenzio…. perchè non tenti dolcemente di farle capire quando rompe i cosiddetti? poi se la dolcezza non funziona…. PASSA ALLE MANIERE FORTI!!!!!

  6. Non può ribellarsi! Altrimenti cosa ci racconterebbe? 🙂 No no non ribellarti, così è più divertente, eppoi prima o poi arriverà la giustizia divina e potrai sghignazzare alle sue spalle… però poi devi raccontarci anche quello!

  7. Ciao Silvia e BibPuppet vi faccio leggere questo scritto Tiziano Scarpa, aspetto riflessioni.

    elvis

    Bloggers, siete peggio di Liala!
    di Tiziano Scarpa

    Sommario di questo intervento:
    I diari in rete fanno pena.
    Sono autocensura giornaliera in pubblico.
    Enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa.
    Nessuno ha il coraggio di descrivere il trauma e la gioia di essere vivi.

    ___________________________________________________________________

    Io sono molto contento che esista lo strumento del blog.

    nazioneindiana.com non sarebbe possibile senza l’agilità tecnica dell’autopubblicazione in rete, altrimenti detta blog.

    Mi hanno divertito gli articoli di denigrazione che molti giornalisti hanno dedicato al mondo dei blog nei mesi scorsi.

    Era una faccenda di lotta di classe. I giornalisti che parlavano male dei blog in realtà sprizzavano invidia pura: “Ma come, io devo chiedere al mio caporedattore il permesso per scrivere su qualsiasi cosa, e questi qui in rete sono completamente liberi di dire ciò che vogliono su tutto? Scherziamo?”

    Ma non sarei sincero se non parlassi anche della lotta di classe fra scrittori e bloggers.

    Noi autori di libri eravamo (e siamo ancora) invitati sui giornali a rappresentare la voce dell’io.

    L’io non ha voce. Lo si intervista ogni tanto per la strada. Altrimenti il giornalismo deve essere impersonale. Oppure, per incontrare l’io sui giornali ci deve essere la grande firma. L’esperto. La personalità autorevole. Costoro sono autorizzati a usare la parola “io” in pubblico.

    Spesso molti giornali mi hanno chiesto articoli con un’impostazione personalistica: “mettici il tuo punto di vista, racconta un’impressione tua, parla di una cosa che ti è capitata e che c’entra con questo argomento…”

    Sui giornali, il lavoro sporco dell’io lo facevano gli autori di libri, i narratori, i cosiddetti scrittori.

    Poi cos’è successo?

    E’ successo che tutti si sono collegati in rete.

    Perché?

    Perché fra il 1999 e il 2000 c’è stata una grossa campagna pubblicitaria. Cioè una grossa campagna economica.

    Ve li ricordate i cd-rom che ci venivano regalati dappertutto, per la strada, sui giornali, nelle stazioni, nei centri commerciali, con i programmi autoinstallanti per la connessione in rete?

    Italiani! Collegatevi. Connettetevi. E’ facile. Pensiamo a tutto noi. Non avete più scuse.

    Ci siamo connessi in massa. L’economia virtuale si è gonfiata a dismisura. Avevo amici che non sapevano neanche che cosa volesse dire giocare in Borsa, non avevano mai comprato azioni, eppure hanno guadagnato cento milioni di lire in tre mesi investendo nella new economy (io no: dopo essermi connesso insieme alla grande ondata di ultimi arrivati del 1999-2000, ho finalmente imparato a mandare e ricevere mail, leggere notizie in rete, usare i motori di ricerca, visitare siti porno). Poi si è sgonfiato tutto. Quegli stessi soldi, i miei amici li hanno persi in poche settimane: per ostinazione e incredulità non hanno mollato l’osso, non hanno venduto le azioni, e ci hanno pure rimesso qualche milione di tasca propria. Poi hanno smesso, si sono leccati le ferite.

    Qualcuno, in alto e negli interstizi, ci ha guadagnato di sicuro, come sempre. Ma non è di questo che volevo parlare. Quel che volevo far notare, è che questa vicenda ci ha lasciato un’eredità politica, culturale. Una nuova fase. Sarà anche stato per incentivare l’economia che è stata data un’impressionante spinta al virtuale di massa, ma il risultato reale, dopo che ci siamo familiarizzati con Internet, dopo che abbiamo imparato a mandare e ricevere mail, leggere giornali in rete, usare google e visitare siti porno, è questo: adesso c’è uno sterminatopullulare di io, di diari, di persone spesso anonime, con un nomignolo di copertura, che parlano dei fatti propri, che sputano sentenze su qualsiasi cosa, che dialogano a tu per tu con il Papa, con Bush, con Kafka, che stroncano concerti d’avanguardia e film di cassetta …

    A tu per tu. Se dovessi dare una definizione della nostra epoca, direi che oggi vige l’“a tu per tu”.

    (“Per favore leggi il mio blog”, mi ha chiesto un semisconosciuto qualche giorno fa. Sono andato a visitare il suo blog. Conteneva un unico post, dodici righe in tutto. Nient’altro. L’aveva aperto il giorno prima. Capite? Quella stessa persona, anche solo un anno fa, avrebbe dovuto perlomeno fare delle fotocopie, scegliere una decina di pagine di suoi racconti, cercare il mio indirizzo, spedirmeli. Oppure allegarli a una mail. Ora può aprire un blog e, il giorno dopo, scrivere a un autore quarantenne, che ha pubblicato sette libri, domandandogli se per favore gli può dare una letta. Una letta a una cosa che gli è saltato il ghiribizzo di pubblicare il giorno prima. Sì, viviamo nell’epoca dell’a tu per tu)

    Alcuni newsgroup letterari sono spassosissmi ricettacoli di giudizi approssimativi, loffiamente maliziosi, ma anche di tanta passione per la lettura. Lo stesso si può dire dei forum di discussione, nei siti dei giornali che da un anno in qua distribuiscono libri, classici della letteratura: gente che in tre righe dice che Queneau è frivolo, e cheppalle Faulkner, e che sì ma Thomas Bernhard non si regge… A tu per tu con Queneau, Faulkner, Thomas Bernhard. Per non parlare dei giudizi con stellette sui siti che vendono libri… Ah, l’ebbrezza barbarica di entrare in biblioteca e appiccicare caccole sulle rilegature dorate!

    Tutto questo è molto eccitante. Mi piace. Mi diverte moltissimo.

    (Di più. Io esulto, perché quest’ultima irruzione dell’io in massa, è di fatto, critica letteraria scritta direttamente dai lettori. Appassionati, ingenui, colti, invidiosi. C’è di tutto. Ma l’importante è che tutto ciò ha esautorato quei tre o quattro professorini grigissimi che davano i voti ai libri sulle pagine letterarie dei giornali e che credevano davvero che le sorti delle opere d’arte linguistiche dipendessero dalle loro rancide recensioni. Contavano poco prima, non contano più nulla ora. Evviva).

    Ma sarei ipocrita se io, autore di libri, non dicessi che sono preoccupato.

    Perché è inutile nasconderlo. Tutto ciò erode il mio status, il senso del mio mestiere, il mio ruolo sociale.

    Oggi chiunque può andare al fondo del proprio io in pubblico, senza dover passare attraverso alcun filtro sociale – filtro che, per comodità, chiameremo con il termine di editore, sia esso editore di giornali, di libri, ecc. o anche, perché no, un webmaster dotato di sapere esoterico html, un professionista che fino a pochi mesi fa, prima che i portali ti offrissero la possibilità di aprire un blog gratis, bisognava retribuire perché ti costruisse e ti tenesse aggiornato il tuo sitino personale – dicevo, tutta una serie di filtri sociali che fino a pochi anni fa (pochi mesi fa!) consentivano di pubblicare soltanto agli autori autorizzati dal sistema stesso dell’editoria (editoria di giornali, libri ecc.).

    Prima dei blog, l’Autore Autorizzato aveva già i guai suoi. Doveva (e deve sempre di più) sgomitare fra gli Autori Impostori: cantanti, giornalisti televisivi e su carta, comici televisivi, filosofi, professori universitari: tutti autori di libri di letteratura, di narrativa, di romanzi. A me, sul serio, fa piacere che tutta questa gente pubblichi romanzi: significa che la letteratura non è affatto quella cosa residuale che ci hanno descritto in molti. La letteratura fa gola a tutti! E’ un luogo vivo, e come in ogni luogo vivo è un luogo di scontro, di fermento sociale, di lotta di classe.

    Tra l’altro, per un Autore Autorizzato è molto è semplice spazzare le mosche fastidiosamente ronzanti degli Autori Impostori. Costoro scrivono per la visibilità, il successo, i premi letterari: ma hanno una carriera da difendere (nell’università, nel popstar system, in tivù…), perciò non possono pubblicare nulla che li danneggi. I loro libri debbono essere libri perbene. Moralmente accettabili. Probi. Edificanti. Possibilmente con un happy end. Ma la letteratura non è una cosa perbene. Quindi, il compito è facile. Per sgominarli basta scrivere letteratura.

    Adesso, gli Autori Autorizzati hanno a che fare con un’invasione di Autori Non Autorizzati, o Autori Spontanei, o meglio Autori Autolegittimati.

    Io sono felice che esistano i blog. Sul serio. Non potrei pubblicare in rete questa predica, se non esistesse il blog. Nazione Indiana è un blog collettivo. Sto scrivendo in un blog. Viva il blog.

    Quindici anni fa ero anch’io un Autore Non Autorizzato: mandavo cocciutamente articoli a riviste e giornali, sperando che mi pubblicassero. Una volta un caporedattore mi ha ricevuto nel suo ufficio e mi ha detto: “I suoi articoli sono buoni, li pubblicherei volentieri, la farei collaborare senz’altro con il nostro giornale. Ma fra due mesi si laurea mio figlio… In Lettere… Sa com’è…” Apprezzai molto la sincerità di quell’uomo.

    Allora: oggi non è più necessario fare gavetta, andare a bussare nelle redazioni dei giornali, sentirsi umiliare dal paparino di un laureando in Lettere: chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa. Persino se non ce l’ha. Molto bene.

    Si sentono già storie di bloggers (bloggers: scusate, mi fa un po’ schifo usare questi anglismi, cedo malvolentieri, solo per farmi capire) che si sono fatti notare e sono stati chiamati dai giornali a collaborare, con rubriche personali: io, per fare un esempio, in dodici anni da Autore Autorizzato e dopo sette libri non ho mai avuto un contratto di collaborazione con un giornale. Non sto recriminando. Lo dico giusto per offrire un dato.

    Ci sono bloggers che sono arrivati alla pubblicazione di libri: quindi sono diventati Autori Autorizzati anche loro, passando attraverso questa interessante, nuova via dell’autolegittimazione. L’altro giorno una blogger di Roma presentava il suo libro in una delle più grandi e scenografiche librerie di Milano. Il sottoscritto (per fortuna!) non ha mai avuto questo onore.

    (Se devo dirla tutta, persino mi commuove che tutto ciò accada grazie alla semplice scrittura. Mi commuove che il più debole dei mezzi, il più inerme dei media, l’alfabeto, dimostri ancora una volta, contro tutte le previsioni, quant’è vigoroso.)

    E d’altro lato ci sono Autori Autorizzati che hanno pubblicato libri che raccontano questo mondo (Diario di una blogger di Francesca Mazzuccato, edito da Marsilio). Altri lo hanno fatto prima ancora che esplodesse il fenomeno (o la moda): per esempio Giuseppe Caliceti, che sul suo Pubblico/Privato 1.0, edito un anno e mezzo fa da Sironi, avrebbe tutto il diritto di far mettere una fascetta con la scritta: “Il primo blogger italiano”. Comunque sul libro la fascetta non c’è, e nemmeno la parola blog, perché un anno e mezzo fa non si usava questo termine, bisognava ancora avvalersi di perifrasi (che sono sempre più veritiere delle etichette): perciò il sottotitolo e la quarta di copertina parlano di “diario on line”, “diario interattivo”. Poi c’è un altro Autore Autorizzato, Tommaso Labranca, che non ha pubblicato su carta il suo blog, ma posta in rete come un autentico blogger ante litteram da almeno tre anni.

    E allora, dov’è il problema?

    Nessun problema.

    C’è però una cosa.

    Una cosa che mi dà da pensare: leggendo parecchi di questi diari in rete, mi ha colpito l’enorme quantità di minimalismo. Anzi, di minimismo. Decine di io parlano di fatterelli insulsi. I loro diari sembrano discariche di kosucce karine. Perché non trovo mai il trauma, nei blog? Perché solo spiritosaggini, resoconti di seratine, episodietti, aneddotini? Perché sempre e solo cazzeggio? O cazzeggio, o prese di posizione solenni: io e Bush, io e Saddam, io e Berlusconi, io e Dio…

    Miei cari blogger, datevi una scossa. E’ arrivato il momento di fare un salto di qualità, di intensità. Perché non mi raccontate qualcosa che vi costi vergogna, e dolore? Perché vi fermate sempre sulla soglia della camera da letto, come Liala? Sulla soglia del salotto, del bagno, della cucina, sulla soglia dell’aria aperta. Vi fermate sempre sulla soglia di qualcosa! Perché non mi raccontate i vostri conflitti duri, sul lavoro, in famiglia, a scuola?

    E non sto parlando della solita questione dell’ombelico. Mi va benissimo l’ombelico. Sono un fan dell’ombelico in letteratura. E’ un argomento interessantissimo: ma perché quando parlate dell’ombelico non descrivete anche le pallottole di pelo e sporco che vi si raggomitolano dentro? Ci vuole ardimento, a raccontare davvero il proprio ombelico, cosa credete!

    Che cosa state combinando? Devo pensare che il blog sia l’ennesima falsificazione? Che sia l’ennesimo meccanismo di rimozione collettiva dei traumi individuali?

    Non voglio essere paternalistico con voi. Non voglio essere ruffiano. Vi dico quello che penso.

    In un primo tempo ho pensato che il lavoro sporco dell’io era una Zona (che fu) Temporaneamente Autonoma ormai perduta per gli scrittori. Niente dura in eterno: e anche il ruolo dello scrittore come rappresentante dell’io, la sua “funzione io”, era storicamente finita a causa dei blog.

    Pensavo che il lavoro sporco dell’io era una zona ormai invasa e occupata da voi blogger, e che a noi Autori Autorizzati non restasse che rifugiarci nella riserva dell’invenzione fantastica pura. A inventare storie, a scrivere romanzi. E basta. Sgomitando in mezzo agli Autori Impostori.

    Oppure andare altrove, traslocare, inventarci altre zone (come abbiamo sempre fatto).

    Per esempio la zona dell’Egologia Estrema. Raccontare veramente che cosa ci succede, con coraggio, senza perbenismi, senza censure: come hanno fatto Catullo, Agostino, Montaigne, Proust, Céline, Henry Miller, Anais Nin, Paul Léautaud…

    Fatelo anche voi, cribbio!

    Finalmente esiste un mezzo che vi permette di ritrarre voi stessi senza filtri. Senza controlli. Senza compromessi. Avete in mano la Parola Diretta. Senza mediazioni. Senza mediatori. Approfittatene!

    Noi Autori Autorizzati abbiamo dovuto superare il filtro dell’editoria. Ciò non significa nulla, non ci rende né migliori né peggiori degli altri.

    Ma ora non ci sono più filtri. Non c’è bisogno di mendicare la lettura di un manoscritto all’editore. Non c’è bisogno di spedire il curriculum alla redazione del giornale e cominciare dalle cronache delle partite di calcio parrocchiale, dai resoconti dei saggi musicali di fine anno scolastico, per diventare un giorno, forse, collaboratori fissi di un giornale.

    Oggi basta andare su clarence, splinder, aruba, tiscali, ovunque, e in mezzo minuto aprire un blog (attenti però: leggete bene il contratto: generalmente – non tutti, mi pare – questi siti si tengono i diritti d’autore di tutto quello che ci scrivete dentro!).

    O voi verbalizzatori del pochissimo! O voi narratori del quasi-niente! Tirate fuori le palle, diaristi, blogger! Tirate fuori i globi oculari dal torpido sacchetto palpebrale del vostro autocompiacimento! O vanagloriosi neoconquistatori di Spazi Liberi Preconfezionati! Cominciate sul serio a dire tutto quello che vedete!

    Io vi sfido, diaristi minimisti!

    Altrimenti peggio per voi. Vi sgonfierete presto come la bolla della New Economy. Ci annoierete a morte nel giro di una settimana. Vi siete messi (giustamente!) allo stesso livello degli Autori Autorizzati: benissimo! Avete voluto la bicicletta? Perfetto! Sfracellatevi anche voi in discesa! Fatevi venire i crampi in salita! Che ce ne importa delle vostre gitarelle di pianura che durano dieci righe e lasciano le cose come stanno?

    Bloggers donne! Mi rivolgo anche a voi. Mi sembra che, a giudicare dai commenti che vi lasciano in fondo ai vostri post, nessuno vi molesti. I tempi sono cambiati. Non è più come all’epoca delle chat, quando ogni desinenza in -a veniva subito assediata, concupita. Buon segno! Ma com’è allora che siete così guardinghe, così lesse? Pestate duro, diamine! Quand’è che vi deciderete a dirla, la vostra verità?

    Leggete questo post:

    “Ho le gambe gonfie, stanche. Tolgo dall’incastro tra il mobile dell’ingresso e un angolo del corridoio una cyclette che vedo lì da mesi. La sistemo su uno zerbino di quelli che si mettono davanti alla porta d’ingresso. Manca un bullone fondamentale per la stazione eretta di chi la utilizza. Cerco un rimedio nei cassetti della cucina. Lo trovo. Incastro un bullone d’urgenza, m’invento una fasciatura con il nastro adesivo. Controllo la tenuta. Manubrio e pedali sono ok. Scelgo una pedalata veloce e senza sforzo. Vado avanti per venticinque minuti. Non penso a nulla. Alla fine, faccia stanca e felice (altro scatto del giorno)”

    E questo:

    “In zona bicocca esiste (e forse è unico) un bar dove per preparare un cappuccino ci vogliono quattro persone. e mentre tu osservi attonito le quattro deficienti che falliscono miseramente nel tentativo di coordinarsi (stiamo parlando di un cappuccino, non di una sacher), attendi con ansia di toccare con papilla il gusto inimitabile del cappuccino-merda.”

    E quest’altro:

    “Un pò annebbiato dall’alcool, la voce di Berlusconi che inneggia alla vittoria alle 24 in punto mi sembra quasi un incubo di serie B. Meno male che nemmeno lui può cancellare questa bella serata passata a chiacchierare, in inglese – non mi ricordavo nemmeno di saperlo fare abituato come sono ormai soltanto a scriverlo! – con una simpaticissima Cherry, tutta sorriso, dalla pelle alabastro! e tra una risata e l’altra sono anche riuscito in qualche modo a descriverle il belvedere che si contempla dalla mia città vecchia arroccata sulla collina!
    C’ho un sonno! che oggi son arrivati nuovi libri ma lei dice: “It’s friday! It’s not late!” ma io domani c’ho da aprir bottega e così posto qualche pensiero sparso e me ne vo a dormire che tanto gli altri reggono più di me!!”

    (Non importa chi li ha scritti, sarebbe ingeneroso accanirsi su di loro, sono solo tre esempi fra milioni).

    Be’? Pensate davvero di poter andare avanti così per molto? Mi dispiace dirvelo, ma sono ancora di gran lunga più interessanti le lettere a Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica, autentiche o inventate che siano!

    Alcuni di voi se ne sono accorti e ci riflettono sopra.

    “Il blog è solo una parte del mio modo di essere, spesso la più presentabile, la più pulita o la meno ordinata, la più razionale o la più istintiva.”, scrive fuoridalcoro.

    “Tra la vita e il blog una cautela moderata. (…) Nel blog: vivere in una stanza con le finestre che danno su altre finestre, sono io che decido quando mostrarmi. (…) Un raduno è un incontro senza le nostre parole a proteggerci. E’ come incontrare per strada una moltitudine di vicini di condominio, è la riunione condominiale, dove non si parla mai di noi, di ciò che siamo, di ciò che proviamo, ma si finisce sempre a parlare del condominio stesso, dei nostri filtri, della luce delle scale rotta. (…)In pubblico voglio il mio burka.” scrive palomar (le sottolineature sono mie)

    Parole nobili, sensate. Ma troppo caute. Troppo moderate. Manca il rischio, l’oltranza, il tuffo nell’abisso, il volo verso l’alto, l’azzardo.

    Sembra che proviate sollievo a toccare la scrittura per uscirne ogni volta indenni. Sembra che proviate piacere a stuzzicare il mostro per dirgli: scherzavo.

    Avete piantato la tenda nel territorio della tigre, e passate tutto il tempo ad accarezzare gattini.

    Forza, piccirilli! Coraggio!

  8. Meneghelvis, linkare no? La prossima volta per protesta posterò il “discorso sul metodo” di Cartesio…
    Patty ma tu come fai, vai dall’estetista? Non ti pare di voler sembrar troppo perfettina accentuando i suoi difetiti? Ora, dop tante critiche dovresti osare davvero: linkare una *tua* ed una *sua* foto, per amor della par condicio…
    Dimenticavo: non addurre scuse tipo “non ho mie foto”; dimentichi le tante fatte col mio cellulare…

  9. Elvis, lo leggo e poi ti dico. I libri di Scarpa non mi piacciono, ma magari come pensatore critico è meglio. BP

  10. Eh già…gli SPIANTATI kebbruttacategoria! Ne incontri ovunque, ma soprattutto a Lettere… Questo alone però incrementa notevolmente il loro fascino sauvage rendendoli un incrocio tra il flaneur e il viveur! Indipercui…sei fortunata!!!!!!!!!!!!! Baci, BP

  11. Ma Zorro, io mi autocritico nella vita reale, su questo blog l’obiettivo è massacrare LEI al fine di sedare il giramento dei miei coglioni per le sua fastidiosità!
    Le foto non le voglio mettere, mai ho detto di esser più figa di LEI!

  12. velocissimo: sul blog uno ci scrive quello che gli pare e piace, si apre quanto vuole lui. Ogni tanto incappo in blog dove qualcuno racconta di punto in bianco del padre in rianimazione, altre volte in cose più leggere. è normale. Il blog è un mezzo, non un genere. Ognuno ci mette dentro quello che gli pare. Mah, mi sembra una polemica sterilina…
    a.

  13. Patty, non parlavo dell’essere figa o meno [de gustibus non disputandum est, ad ogni buon conto!], ma del metterti un poco più in giuoco dimostrando di aver il “coraggio” di raffrontarti… Perchè ti conosco abbastanza bene e conosco le tue virtù, ma chi legge il tuo blog rischia di individuarti come un’altezzosa capace della sola critica…
    Spero di sbagliare; in tal caso ritiro tutto!
    😉
    …e non dimenticare che il sottoscritto rompicoglioni ti osserva 😀

  14. É tutto così splendido qui! Dal mio fuorisedismo storico, che mi ha abbandonato dopo la laurea, posso anche deliziarmi dei tuoi racconti di coinquilinaggio senza stupirmi.
    Anche i commenti al tuo blog, con le citazioni paraliceali siddhartose gabbianogionatanlivingstonose profdifilosofiose, sono perfettamente connessi al contesto.
    Amo tutto questo. Grazie a tutti. Se qualcuno si è offeso, date la colpa a me che non mi sono spiegato bene, non era mia intenzione.

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