Coinqui

                    L’ARTE DI COGLIERE LE OCCASIONI

Da tempo rimandavo l’incombenza di riportare in terra genovese i lanosi maglioni invernali e il piumone che erano accatastati nell’angolo dell’armadio milanese a me riservato. Oggi, in piena euforia post-esamica, ho trovato la voglia di recarmi nel bilocalino. Lei, al di fuori di ogni previsione, stava studiando; al di fuori di ogni previsione, in casa tutto pareva in ordine; al di fuorissimo di ogni previsione, la tv era spenta. Nel giro di tre minuti netti ho riempito i miei due borsoni, l’ho stordita di chiacchiere, ho superato la soglia e sono andata verso l’ascensore.

Ritengo rilevante specificare che l’ascensore del mio condominio è uno di quei comodissimi modelli tre-porte-apertura-manuale per il cui utilizzo chinque abbia le mani occupate anche soltanto da una minuscola pochette si troverebbe prossimo alla bestemmia.

In quell’ascensore io stavo entrando coi miei sacchi, quando la di lei voce mi ha raggelata: “Aspetta un attimo!”, ha gridato sull’uscio.

, ti volevo dare… Anche se sei già carica…”.

La stavo guardando con la fessura oculare tipica di Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”, ma trapelante odio.

, te le posso dare le lenzuola da lavare?”.

A mantenere la calma ce l’ho fatta, sono una signora, io. Le ho argomentato con flemma inglese che entro domani, giorno della mia risalita, non sarei riuscita a lavargliele; e che era inutile tentasse di appiopparmele sperando gliele avrei riportate tra una settimana perché prima del 16 luglio a Milano non sarei sicuramente risalita. (Sì, l’ho sparata leggermente grossa…).

Le mie doti oratorie e la mia determinazione sembravano averla condotta alla resa, e per un istante ho creduto che avrei potuto procedere con l’operazione di apertura-apertura-apertura-chiusura-chiusura-chiusura delle porte dell’ascensore con le borse e allontanarmi.

Ma ero lì, e lei non poteva non sfruttarmi per qualcosa. Qualsiasi cosa.

“Uè, aspetta un attimo…”, ha ripetuto. I miei occhi, che di aver ottenuto una vittoria s’erano illusi, sono saliti al cielo.

“Almeno portami giù questi”, ha ingiunto (con la soddisfazione propria di chi sa cogliere al volo le occasioni) inserendomi sotto le ascelle due vecchi elenchi telefonici da depositare nel portone.

Oh, quanto è stato piacevole salire e scendere da quel moderno ascensore!

Mi chiedo però come lei possa non aver avuto la prontezza di appendermi tra gli incisivi un sacchetto della monnezza da gettare via…

Annunci

9 pensieri su “Coinqui

  1. la tua coinquilina è un genio :-)))
    spettacolare quando scrivi:
    “Nel giro di tre minuti netti ho riempito i miei due borsoni, l’ho stordita di chiacchiere, ho superato la soglia e sono andata verso l’ascensore.”
    ricorda una battuta di luttazzi, in qualche modo (arretrò di un passo, ma i testimoni di geova gli furono addosso)
    a.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...