Jack Vettriano

JACK VETTRIANO, JACK VETTRIANO, JACK VETTRIANO

Paesaggi marini deserti e ben definiti come sfondo di figure umane i cui inusuali gesti sono colti in medias res. Semplice ritrovarsi a contemplare tele come queste, affisse alle pareti di abitazioni e ritrovi europei ed americani; di Jack Vettriano è la firma che vi si può scorgere osservandone con attenzione gli angoli inferiori. Celeberrima serie, nell’opera di questo scozzese, è proprio quella in cui i personaggi sono colti sullo sfondo di una spiaggia.

Esemplare, tra di esse, “The singing butler”, i cui quattro protagonisti sembrano improvvisare leggiadri passi di danza su di una battigia battuta dal vento; della coppia centrale, in abiti di elegantissima foggia, si potrebbe immaginare sia di ritorno da una festa, mentre il maggiordomo ‘cantante’ e la cameriera, ai lati, paiono assecondare il capriccio di un estemporanea danza sulla sabbia, reggendo loro due parapioggia.

Così si potrebbe ipotizzare. Forse. Vettriano catapulta lo spettatore nel cuore degli eventi mostrando storie di cui tace gli antefatti; chi fruisce si trova ad assistere a scene che non gli appartengono ma di cui non è nemmeno voyeur, di cui si sorprende a ricomporre con innocente curiosità la trama in un gioco a metà tra l’infantile invenzione e l’istintivo completamento delle forme.In “Mad dogs” i tratti dei volti dei protagonisti sono celati per posizione ed ombre, come nel dipinto precedente: e come in esso, su di un bagnasciuga un uomo con bretelle e paglietta regge un parasole alla ragazza che, al suo fianco, solleva i lembi di gonna e sottogonna; sulla sinistra un’altra fanciulla sembra allontanarsi un poco, divertita. L’immediato riferimento iconografico va alle fotografie scattate da Robert Capa ad un Pablo Picasso in analoga situazione da spiaggia, ed alle dame con parasole tanto care a Renoir.

Ci si potrebbe chiedere quali siano, realmente, le basi e le ispirazioni di Vettriano, che alla pittura si è dedicato a tempo pieno solamente a partire dal 1988, a quasi quarant’anni di età, senza aver compiuto mai ortodossi studi in materia: repentino è stato il suo successo, che in pochi anni ha visto susseguirsi i sold out alle sue mostre, l’impennata delle offerte per i pezzi messi all’asta ed un successo commerciale senza precedenti. Sebbene lo sfruttamento delle riproduzioni dei più grandi capolavori per poster, gadget, abiti e prodotti di arredamento e cancelleria sia un assodato fenomeno commerciale, è ancora possibile meravigliarsi del risultato ottenuto dalle riproduzioni delle opere di Vettriano: in quel florido e vasto mercato, da anni riescono a dominare incontrastate, best seller in Gran Bretagna e all’estero. Tanta popolarità ha naturalmente sortito anche effetti non esaltanti, portando parte della critica a dubitare del valore artistico di Vettriano e ad accusarlo di essere mosso esclusivamente da poco nobili finalità commerciali.

Oltre ai ritratti della battigia, assai apprezzati dal grande pubblico sono anche i dipinti appartenenti ad un’altra serie, che dalla precedente si differenzia per via del fondale, costituito da vetrate: essa rimanda con forza allo stile pop della cartellonistica pubblicitaria tra gli anni ’40 e ’50 (si pensi a quella del marchio Coca Cola): colori pieni, calda luminosità di un sole al tramonto e personaggi che paiono estratti da pellicole dello stesso periodo (spy story, passioni e musica jazz sono le immediate reminiscenze che emergono in chi guarda “Back where you belong”).

Per vagliare l’opera di Vettriano nella sua totalità, sembra opportuno ricordare anche altre due serie. La prima è quella delle ‘donne che attendono’: questa volta, ad inquadrare la scena vi sono finestre e porte che ritagliano sagome in controluce di personaggi femminili pressoché immobili – e con ai piedi scarpe dai vertiginosi tacchi. “Only the deepest red” mostra una ragazza colta nel minuscolo gesto di mettere il rossetto, presumibilmente in attesa di un uomo; “In thoughts of you” ne ritrae un’altra, tazza di tè tra le mani e sguardo perso oltre le tende del balcone; ancora, in “Valentine rose”, una ragazza immobile, pensosa e dimessa stringe una rosa, forse al termine della festa degli innamorati.

L’ultima è la serie che si potrebbe definire ‘erotica’, interamente ambientata in interni, abitazioni e bar: oltre ai toni cupi ed ai colori molto caldi, costante della serie sembra essere l’onnipresente fumo di una sigaretta, che sale e prende consistenza nel mescolarsi ai raggi delle fonti luminose (lampade, proiettori, candele). La coppia romanticamente idealizzata in “Dance with me to the end of love” o in “Back where you belong” è questa volta scomposta, e riformulata secondo i canoni propri dell’erotismo: la donna è oggetto, ballerina per denaro, svestita di fronte a uomini abbigliati di tutto punto, soggiogata a causa del suo stesso fascino in un clima di ambiguità e malizia. Se valevole anche per questa serie è il principio per cui Vettriano colga un’istantanea ed inviti lo spettatore a sviluppare la narrazione retrostante, le storie di quest’ultima serie non possono che essere torbide, clandestine, pericolose. Forse poco adatte ad essere stampate sulle borse, le tazze e gli ombrelli messi in produzione dalla Portland Gallery, rappresentante esclusiva di Vettriano, e poco convenienti anche per le pareti delle case e dei locali pubblici che invece sembrano amare i toni sognanti e rassicuranti della serie della battigia.

(Chissenefrega di ‘sto post! Spiego: giorni fa m’è capitato di dover scrivere di Jack Vettriano. Era l’Epifania, la mia unica fonte era internet. Ho inserito il nome in vari motori di ricerca, ma ho reperito solamente stringate biografie ed immagini, nulla di discorsivo. Metto dunque il mio sudato pezzo in rete sperando che Google and friends lo indichino a chi ne abbisogna – e si apprezzano le correzioni di chi rivelasse svarioni!)

 

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2 pensieri su “Jack Vettriano

  1. é proprio bella questa recensione. Mi piace come “descrivi” le pitture e come la parola insegue le immagini, le ombre, persino i vuoti, cercando di afferrarli, di accarezzarli morbidamente… é la antichissima tenzone tra pictura e poesia. Mi comprerò un Vettriano per il salone! BigPuppet

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