Palestra

OGGI

 – PER LA PRIMA VOLTA DA OTTOBRE –

VIOLA SCINTILLA

SALTA LA PALESTRA

Dalla sentenza qui sopra potrei sembrare una maniaca del fitness, ma ho ripreso ad andare in palestra dopo 9 felicissimi anni di inattività fisica. Scopriamo insieme il perché…

1988 Con l’inizio della scuola elementare la piccola Viola viene costretta ad avviare una carriera sportiva. Viene subito iniziata alla ginnastica artistica (nella sua versione più sfigata, senza palla nè nastro nè niente, mica come la Hilary dei cartoni animati…), disciplina in cui si rivela particolarmente impedita. L’attitudine a prendere l’influenza sotto Natale le impedisce inoltre di partecipare ai saggi del corso di cui, comunque, non si sarebbe ricordata le coreografie.

1989 La piccola Viola viene trascinata in piscina con le amichette. Odia doversi spogliare in pubblico e trova del tutto antigieniche le docce comuni; prende in odio le maestre; crede di rimanere cieca ogni volta che uno schizzo al cloro le colpisce il visino; fugge imprecando alla fine di ogni lezione per evitare i tuffi. La madre, sugli spalti, a volte finge che la piccina non sia un suo prodotto.

1990 La bimba continua la ginnastica artistica, anche se le fanno schifo i materassi polverosi. Non imparerà mai a fare la ruota, ma foto d’archivio dimostrano la sua partecipazione ad un saggio di fine anno.

1991 Hilary è passata di moda, adesso bisogna emulare Mila e Mimì. Viola finisce iscritta a mini-volley in una scrausa palestra, dove detesta le compagnucce e finge di dover fare pipì ogni cinque minuti pur di non dover toccare quei luridi palloni sgonfi.

1992 La piscina continua, come pure le fughe per evitare i tuffi. La provetta nuotatrice si improvvisa sindacalista, e non cede con gli insegnanti su due questioni: mettere la testa sottacqua e nuotare a dorso per davvero (però accetta di simulare).

 

1993 (ma potrebbe essere qualsiasi altro anno) L’ortopedico, che già le aveva fatto portare scarpe inguardabili per tutti gli anni dell’asilo e per metà elementari, impone a Violetta la ginnastica correttiva per la sua schiena flaccida. La piccola prende in odio l’ortopedico, il direttore della palestra e quella gran mignotta della sua amante francese, che la costringe a ridicoli esercizi. Viola impara ad usare il terzo dito contro la gente.

1994 In estate Viola si ritrova in braghette e cappellino a un corso di tennis dove rischia l’insolazione bisettimanalmente. I compagni sono simpatici, ma la ragione per cui resiste a raccattare palline è un’altra: il maestro è un gran figo. Adesso vende mobili (il maestro, s’intende).

1995 Viola comincia danza jazz. Se ne innamora. Sebbene non riesca a coordinare braccia e gambe si convince che quella sia la sua strada. Ma, destino infame, dopo pochi mesi la raggiunge al corso anche la migliore amica dell’epoca, che catalizza su di sè l’attenzione della maestra spezzando i sogni di gloria di Violetta.

1996 La palestra di danza jazz chiude. Viola va bene a scuola.

1997 Viola trova una nuova palestra in cui maestra e compagne sono odiose. Ma non salta una lezione, e a scuola rischia la bocciatura.

2004 Dopo 7 lunghi anni, in cui i suoi muscoli si intorpidiscono ma le pagelle scintillano, Viola spende 20 euro per provare il fitness con gli attrezzi. Le si blocca la schiena tra dolori atroci dopo un mese.

2006 Viola corona il suo sogno: si iscrive a un corso di hip hop. É scoordinata, non memorizza le coreografie e si inciampa nei suoi piedi. Ma è attiva e felice.

 

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2 pensieri su “Palestra

  1. Velocemente solo per dimostrarti tutta la mia solidarietà, ti racconto la mia folgorante carriera di giocatore di basket. Dicono: sei alto, giochi a basket? No. No. No.
    Primo giorno di liceo, anta anni fa, ora di educazione fisica, campo da basket tutto per noi, ora finalmente sì che potrò rispondere: si, si, gioco a basket, si si siiiiiiiiii!
    3° minuto di gioco, palle toccate: 1, mi involo verso il canestro, uno mi fa uno sgambetto, piombo sul cemento, di gomito, sul cemento, strusciando, sul cemento col gomito… lì si è chiusa la mia folgorante carriera a basket. Ora quando mi chiedono: sei alto, giochi a basket? io mi tiro su la manica (se è estate non ce n’è neanche bisogno) e mostro la cicatrice sul gomito destro, rispondendo con nonchalance che però, che ti credi, una volta, al liceo, ho vinto il torneo di ping pong.

  2. Il capitolo basket l’avevo saltato: ho fatto una partita, ho realizzato che si sudava, ho smesso. La mia pigrizia mi ha preservata dalle cicatrici (l’unica che ho me la sono fatta fingendo di essere cieca a 4 anni, ma questa è un’altra storia…)

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