SAtC

Ma sì, scriviamo un post alla Carrie Bradshaw, pieno di domande retoriche e punti di domanda e sottilmente pervaso da dalla dicotomia uomo/donna.

Bisogna perseguire il lavoro ideale o è più saggio accontentarsi? Ci si laurea, e si è catapultati nel magico mondo degli stage-senza-possibilità-di-assunzione. Li si porta avanti, convinti di imparare qualcosa che potrà essere utile in futuro, e poi si migra verso nuovi lidi ove si scopre che lo stipendio è inferiore persino al rimborso spese dello stage precedente. Bisogna rimanere, e resistere, in attesa di tempi migliori in quel luogo? O bisogna fuggire a gambe levate ricercando uno stipendio misero, ma dignitoso? E quanto bisogna sopportare in termini di stress emotivo? Sbattere ripetutamente il telefono in faccia al capo che sbraita è segno di instabilità emotiva? Le donne sono più fragili degli uomini nel reggere sistuazioni di stress lavorativo? Forse le donne dovrebbero appallottolare le lauree e usarle per imbottirsi il reggiseno, e tutti dovrebbero levarsi dalla testa la stupida idea di trovare un’occupazione pertinente con quei pezzi di carta. Bisognerebbe aggrapparsi al primo lavoro che capita, non interessante né appagante né con possibilità di carriera, e tenerlo ben stretto in questi tempi d’incertezza? Ponendo la scelta tra un lavoro appassionante e un lavoro ben retribuito, è eroico scegliere il primo ed è cinico consacrarsi al secondo? Quanto spazio ricopre il lavoro all’interno delle nostre vite? Davvero la nostra identità risiede in quello che facciamo? Di sicuro, il lavoro influenza il nostro guardaroba. La precarietà ci dà la possibilità di essere cacciati nel giro di pochi mesi o è anche un’opportunità per saltar via da treni in corsa su cui non si vuole più viaggiare? Saltare spesso giù dai treni è segno di instabilità emotiva? Si fugge dal lavoro o soltanto a se stessi? Che cosa può farci sentire veramente appagati, a parte Mister Big e un paio di scarpe?

Questo post non è stato scritto dopo l’abuso di Cosmopolitan.

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5 pensieri su “SAtC

  1. ci sono pochi assiomi:
    – di aria non si può vivere
    – parassitare sugli altri totalmente èsbagliato
    – la stabilità nell’afflusso di soldi rende più sereni
    – una donna ha bisogno di soldi per le scarpe e per altre corbellerie, o non è felice

    tutto il resto ne deriva.
    Ai miei sogni non ho ancora rinunciato, ma se nel frattempo mi parcheggio in un posto buono che non mi fa impazzire almeno guadagno due soldini. E spargo curricula in giro.

  2. non ti mancano di certo le domande… ad una parte potrei rispondere citando Seneca (“Il denaro è un buon servo e un cattivo padrone”) e questo sistema il problema dei soldi in generale … sempre ricordando che uno stipendio misero NON è MAI dignitoso, ma solo misero…. per quello che riguarda l’appagamento sul lavoro … non so se stroncarti le aspettative con un dolce “scordatelo” o addolcirti la pillola dicendo che QUALCHE fortunato lo trova …. Se posso, mi complimento con te per l’idea di appallottolare le lauree per imbottire il reggiseno … forse tu hai ancora l’idea arcana che gli uomini preferiscano alla fine le donne con le tette più grosse…. Ciao

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