Ancora lavoro

Sono stata studentella per cinque lunghi anni. Erano mattine in cui mi alzavo dal letto con scatto felino e, prima ancora di infilare le ciabatte, ero travolta dall’entusiasmo e dalla motivazione: mi piaceva quello che studiavo, mi piaceva studiare, volevo diventare giornalista (e anche un paio di altre cose, non ho mai avuto le idee chiare). Perché, invece, per gli ultimi lavori che ho fatto la mia motivazione era pari a quella di un condannato a morte che percorre il miglio verde? Perché non me ne importava nulla? Ci ho riflettuto, e sono giunta ad un’analisi degna di essere ospitata sulla Grande Enciclopedia della Psicologia del Lavoro (sarà catalogata come l’apporto di Viola Scintilla alle Human Resources, e tutte le facce da chiappa della Selezione del Personale saranno costrette a impararla a memoria): è stata partorita in metropolitana ed è stata illustrata per la prima volta al ristorante cinese, dove mi sono servita delle bacchette sul muro come di gessetti sulla lavagna. Il gentile pubblico ingurgitava riso.

L’analisi scompone l’attività che si deve svolgere, studio o lavoro, in quattro fattori, definiti come segue: Spirito di Sacrificio, Resistenza alla Fatica, Percorso e Profitto. Nello studio, il Percorso è dato dal grado di interesse degli argomenti studiati; il Profitto dal voto degli esami, che confluisce nel voto di laurea, che confluisce nel CV, che porta a un fantastico lavoro (ehi, è solo una teoria); Spirito di Sacrificio e Resistenza alla Fatica sono proporzionali a Percorso e Profitto (si resiste alla fatica se il Percorso è interessante, si fanno sacrifici se il Profitto è alto).

Nel lavoro, invece, il Percorso è dato dal grado di interesse e dalla soddisfazione proveniente dell’attività che si svolge (ad esempio, rispondere al telefono: grado 0/10; organizzare una mostra: grado 10/10) e il Profitto coincide con il guadagno. Come nel caso precedente, la Resistenza alla Fatica è legata al Percorso, e lo Spirito di Sacrificio al Profitto.

Riassumendo: posso farmi un culo così, se sono pagata; posso svegliarmi con un entusiasmo che non dipenda solo dai nuovi cereali che mi aspettano sul tavolo, se il lavoro è interessante. E pretendo pure la compresenza di un grado >7/10 per il Percorso e per il Profitto. Così è deciso.

La gente che non ha niente da fare elabora un sacco di stronzate.

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7 pensieri su “Ancora lavoro

  1. ma se “La gente che non ha niente da fare elabora un sacco di stronzate.” ed il mondo è pieno di stronzate, vuol dire che c’è un sacco di gente che non ha niente da fare ? Sai cosa potresti fare ? scrivi un bel trattato, poi ti cerchi un editore che ti pubblichi o che ti assuma per leggere le stronzate degli altri … ho detto una stronzata ?

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