Tout se tiens

Tout se tiens.

Ai tempi del liceo, Violetta faceva le sopracciglia, la tinta, il trucco e il parrucco a tutte le sue amichette. A quei tempi, Violetta teneva le unghie di quattro centimetri almeno, e se le dipingeva con maestria. Amava sfoggiarne una per colore, e sentirsi arcobaleno; amava sfumare il rosso fuoco nel rosa confetto; amava pittarsi sulle mani l’agrifoglio, sotto Natale. Una volta, Violetta disegnò sulle unghie della sua mano sinistra l’intera famiglia Simpson; si rammaricò di non avere sei dita, ché mancava solo nonno Abraham.

Il mio 2008 era iniziato guardando Il marito della parrucchiera, film del francese Patrice Leconte che narra la storia di un uomo deciso fin dall’infanzia a prendere in moglie una parrucchiera; sposatane una, l’uomo vive nella sua ombra, rapito dalle sue forme; la osserva al lavoro nel negozio per signori e la desidera con intensità, costantemente. Il film è stato girato nel 1990, ma restituisce un’atmosfera talmente sognante da sembrare senza tempo (i colori ricordano le foto di Luigi Ghirri e alcuni passi della sceneggiatura trasmettono la leggera follia dei dialoghi di Amelie Poulin, per capirsi).

È poi arrivato il libro Manicure Corner, di Roberta Scotto Galletta, in cui due garrule laureate abbandonano le rispettive carriere per aprire un garrulo centro estetico; la garrula narratrice, in particolare, si occupa della decorazione delle unghie. (La parola garrulo, in tutte le sue possibili declinazioni, viene ripetuta in ogni pagina del romanzo, provocando forte irritazione nel lettore). Lo leggevo aspettando il mio turno dalla parrucchiera e, una volta finita sotto spazzole, forbici e tinture, mi sono ritrovata ad udire un racconto orale che manco Omero: narrava la nascita di un centro di bellezza, ed ogni cliente arricchiva la storia con dettagli scabrosi e ipotesi su macchiavelliche vendette indette da saloni concorrenti. Leggevo Manicure Corner anche in treno, qualche giorno fa: ero arrivata al punto in cui le garrule ragazze immaginano che il guardaroba di una garrula tizia venga distrutto, ed elencano l’essenziale da acquistare per sopravvivere. Che figata, pensavo, potersi rifare il guardaroba da zero. In quel frangente, ho realizzato di aver lasciato a casa dei miei la trousse contenente cosmetici, occhiali, lenti a contatto. Avrei potuto rifarmi il parco trucchi da zero (una figata? No, un salasso), ma ho scelto di sopravvivere mezza cieca e senza make-up, per qualche giorno.

Infine, al cinema ho visto Caramel, commedia franco-libanese di Nadine Labaki focalizzata sulle ragazze che lavorano (e vivono) in un centro estetico di Beirut; il titolo indica il composto base delle cerette mediorientali, che può essere mangiato dall’estetista mentre la cliente soffre in mutande sul lettino. A metà strada tra lo sguardo di Almodovar e i temi di Sex and the City, Caramel è stupefacente per alcuni elementi: i colori bollenti e pittorici, le stupende musiche libanesi, la bellezza delle protagoniste (apparecchiate come zoccole burine al cenone di San Silvestro, sostengono alcuni: ma è l’estetica del loro paese, accidenti!) e le reazioni in grado di provocare sulle donne in sala, che strepitano e tifano e con-patiscono le figliole sullo schermo.

E dunque? Be’, mi chiedo come sarei ora se avessi fatto la nail artist o l’estetista. E poi mi piacerebbe provare la ceretta al caramello: qualcuno ha idea di come si prepari?

Update. Dopo aver assistito contro la mia volontà ad uno sfiancante dibattito circa la ricostruzione delle unghie e la french manicure, ho scoperto che per completare la mia trattazione potrei guardare anche Sciampiste & Co., con  Audrey Tautou, Lascia Perdere Johnny!, in cui Fabrizio Bentivoglio è innamorato di una parrucchiera, e il vecchio Shampoo, con Goldie Hawn e Julie Christie. Di sicuro, non mi perderò la nuova creatura della coppia Burton-Depp, che già mise alla luce Edward Mani di Forbice: il loro film in uscita è Sweeney Todd, storia di un barbiere londinese che uccide i suoi clienti e ne gira i cadaveri a un’amica, produttrice di deliziosi pasticci di carne.

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17 pensieri su “Tout se tiens

  1. Volendo arricchire la tua cultura sul genere ci sarebbe pure: *Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e di politica* di Lina Wertmüller con Veronica Pivetti, Gene Gnocchi e Tullio Solenghi…

  2. e’ più di un anno che aspetto l’uscita di Sweeney todd…Anch io di sicuro non mi lascerò perdere l’occasione di vedere l’ennesimo capolavoro di Burton! ciao
    Francesco

  3. ciao Viola, ho ben poco di garrulante nonostante il libro che ho scritto sia noiosamente garrulante. Grazie della lettura e abbracci, roberta (che di mettersi a far la manicure non ci pensa nemmeno…)

  4. Ciao Roberta! Avevo saputo del libro da un post di Giulia Blasi, e mi aveva davvero incuriosita. Ero certa del fatto che tu (autrice) non fossi ‘garrula’ ma, cavolo, dovevi proprio usare il termine così spesso? 😉 Ho adorato, invece, le brevi digressioni nei terreni della linguistica e della logopedia…

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