Sparati Viola, sparati ora

Sparati Viola, sparati ora

e dopo un colpo, sparati ancora

Milano, 23 luglio 2008. In occasione della non meglio precisata Giornata della Formazione odierna, Viola Scintilla e i suoi colleghi sono stati trascinati tra i boschi piemontesi a fare la guerra: “Cementa lo spirito di squadra”, spiegavano i capi mentre i ragazzi complottavano per decidere come distribuirsi nelle auto aziendali. Una volta giunti al campo e accolti da folli militaristi che hanno loro distribuito divise, protezioni, armi e munizioni, gli impiegatini meneghini sono stati divisi in due gruppi e incitati a spararsi addosso con la maggiore violenza e le migliori strategie possibili.

Viola Scintilla, come buona parte delle femminucce coinvolte nell’iniziativa, era assai maldisposta: “La prima strategia che avrei voluto mettere in atto consisteva nel puntare l’arma contro me stessa, scaricarmi addosso l’intero caricatore e accasciarmi su una collinetta a prendere il sole”, ha dichiarato la blogger; considerata l’impossibilità di mettere in atto questo sofisticato espediente bellico, Viola ha poi scelto di partecipare al gioco, dedicandovi però un dispendio energetico al limite della sufficienza. “Ero anche moralmente contraria all’esperienza”, ha aggiunto la blogger, che da sempre è scettica circa le attività di formazione aziendale, predica filosofie pacifiste, disprezza le armi e trova davvero ridicolo rendere la guerra alla stregua di un gioco il cui svolgimento è assoggettato alle cretine e futili esigenze di fanatici e dirigenti.

I fanatici e i dirigenti che desiderassero ulteriori informazioni circa l’esperienza bellica di Viola Scintilla possono contattare la blogger, che risponderà loro in malo modo. Alcuni materiali iconografici ritraenti le truppe e gli scenari di guerra sono stati raccolti da un reporter embedded, ma non saranno resi disponibili per la divulgazione né ora né mai.

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23 pensieri su “Sparati Viola, sparati ora

  1. In quel di Novara, dove le zanzare sono così grandi da poter essere cotte allo spiedo.
    Le aziende molto grandi fanno anche interi weekend di caccia al tesoro, yoga e recitazione. Che orrore.

  2. Non.Ci.Credo.

    Comunque non confondere la recitazione/espressionecorporea con i giochini da fanatici.
    Anch’io pensavo lo facessero solo gli americani. Tristezza.
    Non so se siano piazzati peggio i milanesi a far ‘ste robe o noi piemontesi a organizzarle per scucir loro dei soldi.. (la seconda che ho detto!)

    Muxu, D. : )

    P.S. Comunque non hai capito la tattica. Se avessi ucciso tutti i tuoi compagni di squadra e avessi portato la bandiera in dono al nemico, avresti sicuramente ottenuto una promozione.. ; )

  3. Ma certo, distinguo le cose, però alcune società di formazione spacciano proprio per teatro i ridicoli giochini che fanno fare ai dipendenti, e alcuni impiegatini son convinti di essere gente di teatro.
    Non so proprio chi sia peggio… Forse chi s’è inventato la necessità del team building.

  4. Non so, a me piacerebbe giocare alla guerra con i miei colleghi. Se poi mi lasciassi prendere un po’ la mano sarebbe un’ottima occasione per sfogare su di loro la mia rabbia repressa…

  5. Soft air?
    cazzo, io lo schifavo quando ero fissato coi gdr nella mia adolescenza et nella tardo adolescenza, e mo’ scopro che si usa per formare le aziende e insegnare il lavoro di gruppo.
    Ma fare le lasagne tutti insieme?

  6. Pure a me la produzione di lasagne sembrerebbe una valida alternativa: sai che soddisfazione sfornarne cinque, sei, sette tegami e riconoscere in essi lo straordinario risultato del proprio lavoro di squadra?

  7. Noi cementavamo con cene sociali a base di vini Riserva, ottime pietanze, chiacchiere su verande odorose di gelsomino (le facevamo sempre in primavera).

    Ora cementiamo stringendoci in una malta di fancazzismo.

    Quindi a breve temo ci cementeranno facendoci sparare gli uni contro gli altri. Che figata! Uh, tristessaaaa per favore vavviiiaaaaa…

    Coglionazzi!

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