Adotta uno scatolone

Passione per l’arte contemporanea? Noia? Avarizia?

Adotta anche tu uno scatolone di Viola Scintilla!

Considerato l’implacabile avanzare della data entro cui la blogger dovrà lasciare l’attuale appartamento; considerata la totale assenza di prospettive abitative sostitutive; considerata la possibilità di trascorrere le notti successive al prossimo 30 giugno all’addiaccio; considerati eventi rari ma non impossibili quali i temporali estivi e l’efficienza dei servizi preposti al mantenimento della nettezza urbana; considerato poco conveniente trascinarsi quotidianamente appresso una decina di scatoloni di non facile maneggevolezza: Viola Scintilla offre in adozione, a chiunque ne faccia richiesta, i propri scatoloni-del-trasloco per l’intera stagione estiva.

Gli adottanti più motivati potranno accogliere gli imballi in toto ed allestire nel proprio soggiorno un’invidiatissima citazione dell’opera Embankment, di Rachel Whiteread, ispirata al traffico delle merci presso i dockland londinesi. I più curiosi potranno scegliere una tra le scatole etichettate in modo particolarmente evocativo, come PRIMO CASSETTO COMODINO, e scoprirne, una volta ricevuto l’imballo, il sorprendente contenuto (nel caso in questione: cacciaviti, colla, bulloni, spago et similia). Coloro che invece volessero risparmiare sull’acquisto dei libri per le vacanze, potranno accogliere gli imballi contenenti l’eterogenea selezione dei testi acquisiti dalla blogger negli ultimi mesi, da La macchia umana a Sputi di lama (i libri illustrati, del peso approssimativo di una tonnellata ciascuno, sono stati con lungimiranza recapitati presso Famiglia Scintilla; le riviste di arredamento raccolte nell’ultimo anno, dal peso altrettanto considerevole, sono invece state cestinate per le loro palesi pose di dileggio nei confronti della blogger).

Una volta superata la difficile stagione estiva, Viola Scintilla conta di sistemarsi nella casa dei suoi sogni, inaspettatamente ereditata da anziani parenti di cui ha ignorato l’esistenza fino alla telefonata del notaio incaricato a metterne in atto le ultime volontà, e di recuperare i propri scatoloni. Se non altro, per rientrare in possesso di qualche capo d’abbigliamento più consono alla stagione fredda, ché all’addiaccio pare sia particolarmente dura.

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22 pensieri su “Adotta uno scatolone

  1. ma come cacciaviti e bulloni?io nel primo cassetto del comodino ci tengo solo la mia selezionatissima collezione di mutande ascellari raccomandate dalla mamma! se tra gli scatoloni ce n’è uno contenente monili e oggetti preziosi vari, e magari pure un diamante lo adotto io!

  2. Se il tuo lettino minacciasse di crollare ogni notte, anche tu custodiresti gli attrezzi nel primo cassetto del comodino (ho una vita disagiata, lo so…). Per quanto riguarda i gioiellini, quelli viaggiano nel bagaglio a mano! 😉

  3. Ho appena conseguito il titolo di “Lettore dell’opera completa di Violascintilla pubblicata su splinder” e ne sono fiero. Lo aggiungerò al curriculum. Ho trovato anche un refuso di stampa (c’è un 2008 al posto di un 2009 in un post recente) ma questo è un lavoro che riguarda i filologi di domani (cfr. Hendrix, “Spregiudicato uso del flashback o provocazione? Le incongruenze temporali nella produzione diaristica scintilliana”, Milano 2009). Se pubblichi (a stampa, su altri blog etc) facci sapere, sarebbe una notizia bellissima. Ciao!!

  4. Ubikindered, sto facendo la squatter in casa d’altri, ma anche qui abbiamo i giorni contati… Vuoi un breve resoconto?
    Playhendrixplay, sei single? (So di quel refuso e persino di altri, ma ho la pigrizia).

  5. Si Viola sono single (cfr. Hendrix, Il blog come investimento affettivo: una forma di compensazione? Milano 2009); grazie per avermi aggiunto come amico!! a presto ciao 🙂

  6. Ciao Viola, ho iniziato l’abbozzo di una monografia che voglio proporre a Feltrinelli, da pubblicarsi intorno al 2050, sperando che nel frattempo non si sia verificata la temuta collisione con l’asteroide Aphophis; te ne mando qualche riga, ciao!
    P.s. Mi sa che, come si sul dire, “ci siamo trovati”;
    P.s. 1. Visto che la grafica non conserva il corsivo (grazioso slogan da me coniato a tutela dell’omonimo font e delizioso a pronunciarsi), pubblico il post anche sul mio blog in forma graficamente più completa.

    § 1

    La potente prosa scintilliana inizia a manifestarsi nei primi anni del secolo con sporadici interventi sulla rete internet, un rudimentale strumento di comunicazione molto utilizzato all’epoca, soppiantato dall’attuale sistema di lettura del pensiero a distanza.

    I primi temi affrontati dall’Autrice vanno dalla disoccupazione alla crisi degli alloggi all’avversione per il ceto forense, mutuata forse dalla lettura di Dickens. Quest’ultimo tema si affievolisce, in seguito, anche in concomitanza alla tempestosa relazione vissuta dalla Scintilla con un giurista, luminare del diritto civile, che ci è nota per le cronache riportate negli annali del Cìrcul de la Lega de la Padania del Nord di Sulbizzago, presso cui il predetto luminare amava rievocare, fino ad epoca recente e dunque in tarda età, le proprie avventure con la letterata, accompagnando i suoi racconti con gustosi stornelli d’ispirazione celtico-romanesca. Il sistematico ricorso all’uso della chitarra scordata e l’abuso della cadenza tonica – quinta giusta, causarono putroppo la chiusura del Circolo a seguito di un esposto presentato dagli Amici delle Sette Note, ma resero possibile quel lento processo di rivoluzione musicale culminato nel definitivo abbandono del pentagramma.

    Il conflitto fra stanzialità e nomadismo, tema centrale della cultura del XXI secolo, è icasticamente descritto in una nota del giugno 2009, in cui l’Autrice, accompagnando il testo con un’ardita installazione composta con scatoloni di cartone e oggetti di uso comune, si rappresenta in veste di Inquilina sfrattata, alla perenne ricerca di un luogo da elevare al rango di propria abitazione. Nelle scatole Scintilla rivela di di custodire i propri oggetti più cari (libri, quadri, ricordi) in attesa di trasportarli verso un’immaginaria quanto lontana Nuova Casa. L’impiego dell’involucro di cartone, elemento che ancora consente all’uomo di scorgere un suo legame con la natura (richiamato dalla cellulosa, e quindi dal legno sacrificati per produrlo) crea un forte senso di tensione con i marchi di note aziende produttrici di beni di consumo che, impressi sulle scatole, ne consacrano la funzione commerciale e ne mercificano il contenuto. E’ ancora presto per tracciare un’interpretazione esaustiva di un simile apparato simbolico, che colpisce e sconcerta per ricchezza e complessità di contenuti, ma non può sfuggire l’acuta critica alla società dei consumi, il vagheggiamento utopico di una inarrivabile condizione di felicità, la ribellione verso una natura asservita alle logiche del profitto.

  7. Ma questo libro lo hai scritto tu, letto o te lo stai inventando giorno per giorno nel blog…evviva gli scatoloni, la mia camera è piena con valiger sempre pronte mai disfatte!

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