Paris Lonely Violet

Milano, 13 gennaio 2010. Violet Spark Edizioni si ricorda della propria esistenza e presenta il secondo volume dedicato alle capitali europee: dopo la guida di London, è in libreria Paris Lonely Violet, di Viola Scintilla.

Paris Lonely Violet si apre con un’ampia sezione dedicata ai musei e ai centri espositivi parigini, mete imprescindibili per i turisti e gli art addicted che si avventurino nella capitale francese. Oltre al grandioso Louvre e al Musée d’Orsay (apprezzabile dal punto di vista architettonico ma quasi intollerabile per i suoi percorsi espositivi), la guida segnala il Musée Rodin, con il suo fantastico giardino, le collezioni del Centre Pompidou e dell’Orangerie, l’Atelier Brancusi e la Maison Européenne de la Photographie. In caso vi siano mostre in corso, la Fondation Cartier può concedere soddisfazioni estetiche agli amanti del contemporaneo; da evitare la scarna casa-museo di Eugéne Délacroix e, a meno che non siate studenti di moda e design, il Musée des Arts Decoratifs.

La seconda sezione della guida è incentrata sul cibo parigino. Si apre con una struggente ode al fois gras, seguita da accurate considerazioni sull’impiego di questo alimento in contesti ludico-erotici, e prosegue con un’altrettanto accorata dichiarazione d’amour per le boulangeries. Paris Lonely Violet suggerisce numerosi locali del Pletzl e impone al lettore una cena a Le Refuge des Fondues, ristorante di Montmartre. Sebbene il quartiere sia tra le vittime del turismo di massa, il ristorante savoiardo si distingue per l’ambiente spartano, per il personale rozzo eppure affascinante, per gli allegri avventori e per il menu fisso di straordinaria semplicità: fondue bourguignonne o di formaggio, servite con vino bianco o rosso da suggere in biberon.

In qualità di testo di riferimento per le fanciulle che desiderino soggiornare nella Ville Lumière, Paris Lonely Violet dedica spazio allo shopping e avverte da subito delle interminabili code cui la clientela è costretta ai camerini e alle casse di qualsiasi catena di fast fashion. La guida suggerisce tra gli altri Gudule, all’angolo di rue du Buci, per acquistare bijoux in argento e pietre semipreziose venduti a peso, e BHV – Bazar de l’Hôtel de Ville, per i sotterranei consacrati al mondo della ferramenta: qui è in vendita anche la cassetta per gli attrezzi rosa confetto che ogni ragazza del XXI secolo dovrebbe possedere. Tra le esperienze degne di interesse, Paris Lonely Violet segnala una visita a Colette, il concept store che le altre guide descrivono come un tempio del minimal chic: si tratta in realtà di un negozio gggiovane e un po’ tamarro, capace di accostare una sapiente selezione di moda maschile e femminile a inutilia per tutte le tasche, riviste di lifestyle internazionali a insolite pubblicazioni a prezzi scontatissimi, oggetti di design a sneakers e accessori per i più abbienti emuli francofoni del gangsta rap.

Un capitolo carico di entusiasmo comprende una panoramica sulle librerie di Parigi: dall’ormai turistica ma pur sempre intrigante Shakespeare & Company all’enorme libreria del Centre Pompidou, in cui il lettore sarà colto da capogiro alla vista di migliaia di volumi illustrati e saggi su fotografia, arte, moda, architettura, design e cinema.

Paris Lonely Violet si chiude con utilissimi consigli per il viaggiatore, da subito rassicurato circa le difficoltà della rete metropolitana: non è poi così grande. L’autrice spiega con chiarezza anche i pericoli derivanti dall’intraprendere un viaggio verso la capitale francese durante la stagione fredda: la pioggia, la neve e i venti gelidi che tormentano la città provocano ogni anno la morte di centinaia di blogger milanesi di nome Viola. Il testo consiglia quindi di non camminare per nessuna ragione lungo la Senna (rischio di decapitazione da bufera), di non attraversare mai parchi e giardini (rischio di paralisi da congelamento per via dell’assenza di ripari ove rintanarsi ogni 50 metri), e di indossare passamontagna e moonboot nel periodo compreso da ottobre ad aprile. Per le ballerine leopardate che avete appena acquistato, c’è sempre tempo.

Paris Lonely Violet. Una guida che non ama Alitalia.

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7 pensieri su “Paris Lonely Violet

  1. Un bentornato alla blogger dalla penna più scorrevole e divertente di Splinder.
    Qui ormai la si dava per dispersa, ma ardua e faticosa deve essere stata la sua resurrezione dopo centinaia di morti mirabolan-truculente lungo Senne, giardini e parchi parigini. La sottoscritta vorrebbe acquistare un Paris Lonely Violet per la propria biblioteca. A chi deve rivolgersi?

  2. sono interessata all’acquisto della suddetta guida. in particolare all’inserto sulle pratiche libidinose con il fois gras. mi chiedevo infatti se ne uscirà una speciale edizione gold con manuale illustrato…

  3. Carisima Signorina,
    Lei ha dimenticato di fare un trillo alla Spora prima di partire, ed ha fatto molto male perché che Le avrebbe fatto fare THE giro shuopping parigino col bollino gold e in twelve. Sono a dir poco offesa.
    Aggiungerei alla Paris Lonely Violet, quindi: i 3000 metri quadri di scarpine del sottosuolo shoes delle Galeries Lafayette. Da Bata a Pierre Hardy, il paradiso dei piedi.
    Concordo col ferramenta del BHV: anch io succombetti alla cassetta degli atttrezzy girly.
    Sentitamente, Spora

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