Violetta celebra Halloween barricandosi in casa e chiudendo tutte le comunicazioni. Per prudenza.

Era la notte di Halloween di dieci anni fa. Il vento sibilava, le vie della città erano deserte. Viola Scintilla non sapeva che quella notte sarebbe stata l’inizio di un incubo.

Viola Scintilla era una sgallettata di periferia, voleva fare la rapper e aveva una compagna di banco molto ricca e tormentata. La compagna di banco, in occasione del raggiungimento della maggiore età, aveva organizzato una festa in grande stile. Nella sua casa con terrazzi, saloni, arazzi, gatti pregiati e schiavi di etnie considerate inferiori, la festeggiata aveva invitato i dodici fratelli, i loro benestanti amici, i vicini dell’elegante quartiere, i cugini tutti e l’indistinto branco delle compagne di classe: una trentina di adolescenti tamarre cresciute nella cattività di un liceo femminile. Mentre gli ospiti arrivavano alla spicciolata, la pioggia iniziava a cadere.

Qualcuno mise su Jovanotti: hai diciotto anni e quell’aria da signora ti sta anche male. Un classico, ma festa procedeva lenta e noiosa. I differenti gruppi che vi partecipavano non sembravano intenzionati a mescolarsi. Una tizia apparentemente emersa da Non è la Rai catalizzava l’attenzione maschile agitando il proprio generoso petto dentro una scamiciata grigia decorata con vistosi cuori rossi.  Le compagne del liceo giacevano mogie nei pressi del buffet.  Il vento soffiava più forte. In lontanza, oltre le colline, si scorgevano i primi lampi.

Viola Scintilla, conscia della vasta scelta di Coetanei di Sesso Opposto che avrebbe potuto essere presente alla festa, per l’occasione aveva smesso i bragaloni a cavallo basso e indossava una gonna nera dallo spacco interessante e una camicietta bianca dalla scollatura altrettanto degna di nota: tant’è che qualcuno la notò. La mezzanotte si stava avvicindo. Nella penombra del salone, un giovane alto, dagli occhi chiari e dalla folta barba stava fissando Violetta: da almeno due ore. Un lampo illuminò il volto del ragazzo e ne proiettò un inquietante profilo sulla parete: Violetta non volle cogliere in quell’ombra alcun presagio di sventura. E si fidò quando il giovane la condusse lontano dal salone, in una stanzetta appartata, e le disse cose. Mentre un’imponente pendola scandiva i dodici rintocchi della mezzanotte di Ognissanti, i due si scambiarono i numeri di telefono.

L’alto giovane chiamò Violetta il giorno successivo, più volte. I due iniziarono a frequentarsi. Dopo il primo bacio, scambiato sulla scomoda panchina di un Noto Parco, lui decretò che si erano fidanzati. Volle incidere i loro nomi sul legno di quella panchina. Pretese telefonate quotidiane regolari in orari concordati. Rivelò con una certa solennità di amare le celebrazioni di San Valentino. Sosteneva che l’esistenza fosse fatta per essere vissuta in coppia. Era geloso delle amiche di Violetta che, da parte loro, tolleravano qualsiasi sua stranezza pur di poter avere accesso ai suoi numerosi amici single. Mentre Violetta tentava di divincolarsi da quella presa opprimente, il ragazzo le regalò un anellino: lo chiamava ‘schiavetta’ e pretendeva venisse indossato all’anulare sinistro. Osservando i riflessi di quel pezzo d’argento, Viola Scintilla decise che avrebbe dovuto liberarsi dalla morsa del Maniaco Persecutore: a qualsiasi costo.

Non fu facile ma, prima di trascorrere con lui un secondo Halloween, Viola Scintilla riuscì a troncare con Maniaco Persecutore. Da parte sua, il maniaco continuò invece a considerarsi fidanzato con Violetta: per altri due anni. Due lunghissimi anni in cui la giovane venne tempestata di telefonate e pedinata, ossessionata, stremata.  Se confrontato con Maniaco Persecutore, William Foster pareva un pivello. Un giorno, all’improvviso, Maniaco Persecutore scomparve.  Nessuno ebbe più sue notizie. Violetta poteva averlo ucciso in un raptus, averne nascosto il corpo ed essere poi stata travolta da un senso di liberazione e gioia tale da provocarle un’amnesia? Preferì non indagare. E così fecero tutti.

Epilogo. Alcuni anni più tardi, Viola Scintilla ha scoperto con sorpresa di non avere ucciso Maniaco Persecutore: era scomparso semplicemente perché aveva trovato un lavoro. Oggidì, Maniaco Persecutore sta mettendo su casa per il proprio imminente matrimonio: si è fidanzato con una vecchia conoscenza di Viola Scintilla e con lei condivide sanvalentinismi e progetti di vita. Le ha dato il primo bacio su una panchina del Noto Parco e poco dopo ha voluto incidervi i loro nomi. Le ha regalato una schiavetta d’argento. Insieme, hanno messo un lucchetto con la data del loro incontro sul Ponte Milvio: ne sono stati così felici da fotografarlo.
Viola Scintilla ha buttato via da tempo il maledetto anellino. Ma, allorché qualcuno accenni a concetti asfissianti quali matrimonio, San Valentino o Federico Moccia, Violetta sente pulsare il proprio anulare sinistro: proprio là, dove la schiavetta aveva tentato di soffocarla. Da dieci anni, per prudenza, la notte di Halloween Viola Scintilla non esce più. Si barrica in casa, spranga porte e finestre. Stacca i telefoni. E stasera chiuderà prima del tramonto anche WordPress, Friendfeed, Facebook, Twitter, Tumblr, Gtalk. La pioggia ha ripreso a cadere, il vento soffia: non si sa mai.

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