Questa non è una recensione. É un filantropico promemoria perché c’è una mostra che non potete proprio perdervi.

Se contiamo anche oggi, vi rimangono 10 giorni e mezzo per andare alla Triennale di Milano a vedere Immagini Inquietanti / Disquieting Images, una mostra di fotografia curata da Germano Celant e Melissa Harris. Se dalla Triennale vi aspettate solo mostre di design, architettura o arte contemporanea colorate e pop (negli ultimi anni avete visto Warhol e Lichtenstein, no?), adesso sarete costretti a cambiare prospettiva. Perché Immagini Inquietanti non è un titolo evocativo o sensazionalistico, è un titolo didascalico: descrive in modo essenziale quello che troverete  sala dopo sala. Come dice il sito, troverete “inquinamento, sesso, AIDS, mafia, sadomasochismo, guerra, droga, travestitismo, violenza sugli animali, sfruttamento della natura e dell’essere umano, malattie terminali, diversità sociale e psicologica”. Ma le parole sono echi lontani e  innocui se paragonati alla violenza delle immagini.

Donna Ferrato, "The Arrest"

La mostra comincia in un modo tutto sommato lieve: leggerete i nomi di Nan Goldin e Diane Arbus e penserete già visto, roba vecchia, non scandalizza più. Vedrete alcuni classici di Mapplethorpe e magari penserete che bacchettoni, vietare la mostra ai minori di 14 anni per un po’ di sesso. Poi arriveranno Donna Ferrato, con i suoi scatti sulla violenza domestica, e James Natchway con un reportage sulla sanità militare in Iraq e con una serie di foto che immortalano mucchi di cadaveri in decomposizione nelle strade di Port-au-Prince. Arriverà Stephanie Sinclaire a raccontarvi due storie di grida, sangue e dolore: Indonesian Female Circumcision Celebration e Self Immolation, quest’ultima dedicata alle donne afghane che sopravvivono ai propri tentativi di uccidersi con il fuoco. Pieter Hugo vi porterà in Ghana tra chi vive in una discarica di rifiuti elettronici. Nina Berman vi farà partecipare alle nozze tra un marine della West Coast, partito adolescente e tornato sfigurato, con la sua inorridita fidanzatina del liceo. Philip Jones Griffiths vi mostrerà i ‘danni collaterateli’ della guerra del Vietnam sui bambini e neonati. A questo punto ne avrete abbastanza. Avrete confermato i vostri sospetti sull’orrore del mondo e sul potere della fotografia. Passerete dal bookshop: sarete tentati dall’acquisto del catalogo della mostra ma dubiterete di avere mai il coraggio di aprirlo.

La Triennale sarà chiusa il 31 dicembre, l’1 gennaio aprirà alle 14.00 e il 6 gennaio sarà aperta fino alle 23.00.

Annunci

3 pensieri su “Questa non è una recensione. É un filantropico promemoria perché c’è una mostra che non potete proprio perdervi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...