Il Caravaggio, la tecnologia, gli attori: mentre ci arrovellavamo su filologia e riproducibilità tecnica, tutto è stato prorogato fino al 13 marzo 2011.

Sintetica introduzione. C’è una mostra diversa dalle solite, in città. Caravaggio. Una mostra impossibile, allestita al Palazzo della Ragione di Milano fino al 13 marzo 2011, è una monografica su Michelangelo Merisi in cui non è esposto nemmeno un disegno del pittore ma dove è presente tutta la sua opera. Affreschi, tavole, tele: ogni dipinto è riprodotto con un sistema che abbina stampa ad altissima risoluzione e retroilluminazione offrendo al pubblico l’illusione quasi perfetta di trovarsi di fronte agli originali.  Ad accompagnare i visitatori, un altro elemento insolito: giovani attori che impersonano Caravaggio. Con abiti d’epoca e tratti somiglianti a quelli dell’artista, gli attori-guide raccontano la vita e l’indole di colui che impersonano e ne spiegano le opere.

Baratro delle paranoie. Che senso può avere una mostra che raccoglie solo riproduzioni, seppure di straordinaria qualità tecnica? Non era forse l’aura teorizzata da Walter Benjamin a spingere le masse alle mostre e ai musei, a motivarle nel mettersi in coda al Louvre, alla National Gallery, a Galleria Borghese? L’apporto di giovani attori non è forse meno utile rispetto a quello di esperti e guide specializzate? Da chi è stato scritto il testo recitato dai giovani, da quali fonti critiche e storiche attinge, si avvale di un linguaggio filologicamente corretto rispetto alla parlata lombarda del Seicento o è costruito per venire incontro alle nostre ridotte capacità mentali? Sarà mica tutto troppo agiografico? Non è ingiusto che i visitatori più alti siano invitati a stare dietro gli altri? E se sono molto miopi?

Caravaggio, Chiamata di Levi d’Alfeo (San Matteo), 1599-1600 (322×340). Roma, Chiesa San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli

Collage di parole altrui che risponde a buona parte delle paranoie. «In linea di principio, l’opera d’arte è sempre stata riproducibile. Una cosa fatta dagli uomini ha sempre potuto essere rifatta da uomini. […] Verso il 1900, la riproduzione tecnica aveva raggiunto un livello che le permetteva non soltanto di prendere come oggetto tutto l’insieme delle opere d’arte tramandate e di modificarne profondamente gli effetti, ma anche di conquistarsi un posto autonomo tra i vari procedimenti artistici. […] Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata, manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera d’arte – la sua esperienza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova. […] L’hic et nunc dell’originale costituisce il concetto della sua autenticità. […] Le circostanze in mezzo alle quali il prodotto della riproduzione tecnica può venirsi a trovare possono lasciare intatta la consistenza intrinseca dell’opera d’arte – ma in ogni modo determinano la svalutazione del suo hic et nunc. […] Ciò che viene meno è insomma quanto può essere riassunto con la nozione di «aura»; e si può dire: ciò che vien meno nell’epoca della riproducibilità tecnica è l’«aura» dell’opera d’arte. […] L’attuale decadenza dell’aura […] si fonda su due circostanze, entrambe connesse con la sempre maggiore importanza delle masse nella vita attuale. E cioè: rendere le cose, spazialmente e umanamente, più vicine è per le masse un’esigenza vivissima, quanto la tendenza al superamento dell’unicità di qualunque dato mediante la ricezione della sua riproduzione». Tutte parole del vecchio Walter Benjamin, tutte tratte da Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, Suhrkamp Verlag, Frankfurt 1955, trad. it. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 2000, pp. 20-28.

Caravaggio, Amore vincitore, 1599-1600 (156×113). Berlino, Staatliche Museen, Gamäldegalerie

Conclusioni. Sopite le paranoie e andate a vedere Una mostra impossibile, merita una visita: vi rimangono quattro settimane esatte. Ulteriore elemento curioso: in una delle ultime nicchie del percorso, nell’aere vibrano esecuzioni degli spartiti sparsi da Caravaggio nelle sue opere.

Tips, ché in fondo siamo gente pratica. Prenotate i biglietti online per evitare la coda, il freddo e la pioggia. E godetevi con particolare attenzione il Caravaggio-attore che vi guiderà nella prima parte del percorso: è il più bravo di tutti.

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