Vi ha già raccontato della seconda volta che ha fatto cabaret? È andata più o meno così.

Buonasera. Vorrei parlarvi di un tema un po’ insolito, forse di nicchia: i peli pubici femminili.
Oggi il verificarsi di tre eventi concomitanti mi ha portata a riflettervi seriamente. E quando un argomento così intimo mi appassiona davvero, io non resisto: io devo subito condividerlo, come una qualsiasi malattia venerea. Quindi, eccomi qui.

Il primo dei tre eventi si è verificato stamattina, nel salone della mia parrucchiera. Mentre mi faceva lo shampo, la mia parrucchiera mi ha raccontato che ha dovuto attrezzare il retro del negozio per un servizio sempre più richiesto: la colorazione pubica femminile. Il fenomeno è questo: un numero crescente di donne non più giovanissime chiede alla propria parrucchiera di colorare con la stessa tintura e le stesse nuance il sopra e il sotto, per sembrare coerentemente più giovane.

Il secondo dei tre eventi di oggi è stato l’incontro con una vecchia compagna delle medie, Sara. Di solito dico che Sara è single, ma con voi voglio essere sincera. Sara è una zitella. Ma non una zitella di quelle tradizionali, di quelle che potrebbero raccontarvi la vecchia storiella «C’era un maniaco nel parco. Ho corso, ho corso, ma non sono riuscita a raggiungerlo». Sara è una zitella di tipo nuovo, è aggressiva, determinata. Sara vi racconterebbe una storiella diversa, tipo «C’era un maniaco nel parco. Ho corso, ho corso. Sono riuscita a braccarlo, l’ho stuprato, gli ho detto che lo amo e che voglio dei bambini da lui e poi gli ho inciso il mio numero sul petto. Ma perché non mi richiama? Avrò scritto male il numero?»
Sara appena mi ha vista ha esclamato: «D’ora in poi sarò liscia come un glande! Hai presente un glande, no? », mi ha incalzata, con lo stesso entusiasmo partecipativo di chi sta per tirare fuori l’Iphone e mostrarti la foto dell’oggetto di cui ti sta parlando. «Sì, più o meno ho presente un glande», ho risposto, permettendo a Sara di raccontarmi che ha scelto depilazione totale definitiva, quella col laser.
Prima che qualcuno mi spiegasse come funziona, nella mia fantasia la depilazione laser era un mix tra una puntata di Dexter, la trilogia delle Cinquanta sfumature e la saga di Guerre Stellari. Si svolgeva così: nel salone di un’estetista completamente incellophanato la vittima, cioè la donna ancora pelosa, era incatenata al soffitto, le braccia e le gambe divaricate, circondata un piccolo esercito di estetiste-Jedi che la torturavano con spade laser dal raggio fucsia finché i peli non cadevano a ciocche dalle sue gambe, dalle ascelle, dal pube. Con l’ultimo raggio laser, le estetiste-Jedi tagliavano le catene della donna, che era finalmente libera. E glabra.
In realtà, la depilazione col laser funziona e fa soffrire più o meno come una banale ceretta ma, e qui vi chiedo particolare attenzione, l’intensità del dolore aumenta man mano che la pelle si fa più scura. E dov’è che la pelle del corpo femminile si fa più scura, secondo voi? Dopo le stoiche sofferenze dovute al laser, la mia amica Sara, sarà liscia *ovunque* e *per tutta la vita*. Potrà indossare shorts giropassera e canottiere sbracciatissime ogni volta che vorrà andare a fare una corsetta nel parco, potrà prenotare in qualsiasi momento un last minute per le spiaggie di Capo Verde senza passare dall’estetista e potrà concedere il suo corpo senza indugio a chiunque la desideri carnalmente. Be’, forse a Capo Verde. Nelle carceri. Dietro compenso.

Il terzo e ultimo evento di oggi è stata una scena cui ho assistito poco fa in palestra. Mentre correvo sul mio tapis roulant, ho scorto una nuova iscritta. Una donna diversamente giovane, con la faccia rigonfia per via del botulino, il seno ben esposto e sostenuto da un’apposita imbragatura e il culo tutto affacendato a mantenersi sodo con piegamenti e cyclette. La vecchia aveva puntato un personal trainer giovanissimo. Tutta garrula, gli faceva domande e gli sorrideva, scostando con fare seduttivo il suo liscissimo caschetto rosso menopausa. Capirete che sono stata costretta a scendere dal tapis roulant pur di avvicinarmi a loro e origliare. E la donna coguaro ha fatto bingo: uscirà col personal trainer venerdì sera.

Forse perché stordita dall’acido lattico, dopo la palestra nella mia mente i tre eventi della giornata hanno iniziato a sovrapporsi: da un lato vedevo Sara, la mia vecchia amica cazzorepellente, con il pube completamente ed eternamente liscio. Dall’altro, la vecchia in procinto di far cadere tutte le sue impalcature per congiungersi con un giovane personal trainer. In mezzo, una miriade di donne sedute sotto il casco della parrucchiera, nelle mani una rivista e le gambe spalancate.
Per fortuna, come la psicologia cognitiva dimostra, nei momenti in cui siamo sottoposti ad un carico di informazioni troppo alto per essere processato, un estremo ricorso alla razionalità ci aiuta ad elaborarlo. Così ho fatto anch’io: ho razionalizzato, e per razionalizzare ho fatto ricorso alla Storia.

Ora, razionalizziamo insieme. Immaginiamo una linea del tempo che va da sinistra verso destra. Qui collochiamo gli anni Cinquanta, qui il 2013. Sappiamo che i canoni di bellezza cambiano rapidamente e anche che hanno corsi e ricorsi. Ma se ci fermiamo a pensare all’evoluzione del pelo pubico femminile a partire dalla seconda metà del Novecento e la collochiamo su quella linea del tempo, sembra che il percorso sia lineare e inesorabile. Escludendo la tendenza che aveva dominato l’Europa negli anni Quaranta, quella della vagina coi baffetti che fonti storiche rivelano arrapasse molto i soldanti alleati, desiderosi di fottere Hitler, si parte dalla totale spontaneità pubica che ha caratterizzato gli anni Cinquanta e Sessanta (gli anni del boom pilifero) e si passa poi al vivace stile afro tanto popolare negli anni Settanta. Si arriva poi al progressivo sfoltimento cominciato negli anni Ottanta, passato per triangolini, cuoricini, rettangolini, fiorellini, scudetti, animaletti, scenette che si animano spostando un ciuffo di qua o di là e persino piccole riproduzioni di monumenti storici, come il piccolo Colosseo, come quello intagliatosi dalla mia amica Sara nell’estate 2001 con la vana speranza di attrarre orde di gladiatori a combattere nella sua arena.
Nel nuovo millennio, ormai a dominare è la depilazione totale del pube femminile. Regna la vagina completamente rasata, quella che in ogni donna, la prima volta in cui la vede, suscita una doppia reminiscenza: quella della propria patatina d’infanzia, soffice e glabra; e quella di un pollo senza testa spiumato esposto in macelleria, pronto per essere riempito di spezie dal buco del culo.

«Ma quali sono le cause di questo progressivo e apparentemente ineluttabile annientamento del pelo pubico femminile?» vi starete sicuramente chiedendo. Vorrei darvi una risposta articolata, ma la mia razionalità sta di nuovo venendo meno, sopraffatta da tante, troppe domande.
La vecchia col caschetto incontrata in palestra, venerdì, prima di uscire col personal trainer, farà forse ricorso alla parrucchiera per donare a ogni parte di sé splendide nuance rosso menopausa? Se sì, come regirà il giovane spogliandola? Una volta cadute tutte le imbragature della vecchia, il giovane penserà che la vecchia sembra un po’ vecchia ma non è vecchia perché i suoi peli pubici non sono bianchi o la riterrà assolutamente fuori moda perché non ha la vagina glabra, come le ventenni di oggi?

Non riesco a non immaginare la stessa scena, tra trent’anni, quando anche la mia amica Sara si sarà fatta i capelli rossi. La immagino alle prese con la seduzione di un giovane: immagino che, per assurdo, riesca a portare a termine la sua impresa. Li immagino insieme, Sara e il giovane, mentre si spogliano. Immagino che Sara si sia conservata bene, e che il giovane le abbia appena tolto i vestiti. Il giovane penserà che Sara non è vecchia perché è ben conservata oppure si accorgerà di quant’è anziana scorgendone il pube deforestato, proprio come andava di moda a inizio Millennio?

In tutta sincerità, propendo per la seconda ipotesi. E voglio concludere lanciando un appello: donne, non cedete alla tentazione di liberarvi per sempre dei vostri peli pubici. Tra trent’anni, quando il pube cespuglioso tornerà ad essere icona di erotismo e gioventù e quando i ragazzi di allora riterranno antiche le vagine depilate, se ascolterete il mio consiglio non dovrete ricorrere a trapianti, toupé o extension. Al limite a una colorazione pubica rosso menopausa: e mi ringrazierete.

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