In PMS sarà capitato anche a voi di ammorbare il pubblico di uno spettacolo di cabaret (o di molestare la padrona di un cagnolino tenerissimo)

Ancora una volta sono qui, su questo palco, per parlare dei fatti miei. Ma ancora una volta lo farò con un tono serio e con un lessico molto forbito, in modo da darvi la percezione che di fronte a voi ci sia una persona che affronta con competenza e scientificità non i cazzi propri ma un problema di portata universale.

Stasera parleremo della sindrome premestruale o, con l’acronimo inglese, PMS.
La PMS coincide con i giorni precedenti al ciclo, giorni in cui la maggior parte delle donne avverte sintomi che possono essere molto vari: dolori al seno, mal di testa, eccessi emotivi angoscianti e alterazione della percezione di sé, senza dimenticare l’acutizzarsi di un problema serio come il non avere niente da mettersi.
La causa della PMS è stata identificata dai medici nell’oscillazione ormonale di estrogeni e progesterone, oltre che nella vera assenza di qualcosa di carino da mettersi all’interno del proprio guardaroba.

La PMS ha serie ripercussioni sulla vita delle donne che ne sono vittima.

Ad esempio, se in condizioni normali un cagnolino in strada è solo un cagnolino in strada, in PMS un cagnolino in strada può diventare un varco spazio-temporale sulle proprie paranoie al cui confronto la porta di StarGate è solo una fessura tra le piastrelle del bagno.

In PMS, un cagnolino in strada non è mai solo un cagnolino in strada. Nella migliore delle ipotesi è un piccolo amore tenerissimo che tiggiuro non ho mai visto niente di così tenero, sono innamorata, oddio lo amo, non potrò mai più vivere senza di lui, signora la prego lo porto via con me, starà bene, si fidi, mi lasci il cane, non si opponga, signora se non mi molla l’animale io la strozzo col guinzaglio, raccolgo il suo corpo coi sacchettini delle pupù e la butto nel bidone dell’umido.

In PMS, in alcuni casi, un cagnolino in strada può essere anche un tesoro tenerissimo, guarda che occhioni. Oddio, signora, gli occhi del suo cane mi ricordano quelli di un bambino, di un bambino africano che noi capitalisti occidentali stiamo lasciando morire di fame. signora facciamo qualcosa per i bambini africani, sento su di me la responsabilità della loro malnutrizione, ora grazie a questo cane l’ho capito, è un’investitura divina, sono la Giovanna D’Arco della FAO, signora sacrifichiamo questa bestiola e con le sue carni nutriamo l’Africa intera.

Infine, in alcuni casi più gravi di PMS, un cagnolino in strada può essere un cuccioletto tanto dolce, signora, però non sembra anche a lei che abbia un occhietto un po’ meno vivace? Dice che è normale? Stava dormendo? Ma a me non sembra normale, signora. Signora forse dovrebbe portarlo dal veterinario, guardi quell’occhietto, signora io non sono un medico ma questo cane sta morendo e io voglio salvarlo, mi suiciderò recidendomi l’aorta con la lima per le unghie che ho in borsa e gli donerò la mia cornea, signora chiami un’ambulanza prima che i miei organi vadano sprecati.

Ora che abbiamo chiarito il quadro, possiamo cominciare a parlare della PMS con una buona notizia: negli Stati Uniti, la PMS è finalmente stata inclusa tra i disturbi mentali.
Io tiro un sospiro di sollievo perché in questa notizia colgo l’opportunità di esibire un certificato medico ogni volta che finisco in tribunale per aver chiacchierato troppo a lungo con la padrona di un cagnolino tenerissimo, ma già mi pare di sentire le sollevazioni delle femministe che non vogliono che le eventuali difficoltà di *quei giorni* sminuiscano il loro valore di individui all’interno di una società che vorrebbero fosse perfettamente paritaria. Le femministe muoveranno obiezioni come «Noi donne non siamo malate – siamo così, dolcemente complicate». Le peggiori femministe insorgeranno tirando in ballo l’isteria, concetto ottocentesco che considerava gli attacchi nevrotici come prettamente femminili perché li poneva in relazione all’avere un utero – concetto da cui ci siamo liberati da poco, grazie alle dimostrazioni dell’esistenza di un’analoga nevrosi maschile messe in atto dai commessi di Zara nel periodo dei saldi.

Femministe, care amiche pelose, potete rilassarvi: anche se mi depilo regolarmente sono dalla vostra parte. Ascoltatemi.
La soluzione non è negare l’esistenza della sindrome premestruale: dobbiamo solo accettare il fatto che essa esista e che ci renda pazze come cavalli imbizzarriti che si impennano e scalciano in una cristalleria ghermita di neonati incustoditi e allergici al crine.
Il vero problema è che, per quanto proviamo a descriverla, gli uomini non riescono davvero a immaginare che cosa sia una PMS. È questa incomprensione a creare un gap tra i due sessi e a penalizzare l’intera società.

La soluzione che sto per presentarvi è semplice, mie care cavalle nervose.
Istituiremo un nuovo rito che permetterà ai giovani di tutto il Paese di sentirsi pronti ad una consapevole convivenza con l’altra metà del cielo, quella che, come noto, gronda sangue per cinque giorni al mese e che nei precedenti dieci, adducendo come motivazione la PMS, vi tratta di merda e non ve la dà.

Il nuovo rito per i maschi della nostra nazione durerà una decina di giorni, durante i quali ai nostri uomini sarà indotta la sindrome premestruale. Ci pregiamo di comunicarvi che per raggiungere questo obiettivo non sarà necessario alcun trattamento chimico-farmacologico, e che l’istituzione di questo rito rilancerà persino l’occupazione giovanile.

Il rito si chiamerà PMS training.
Si svolgerà in hotel che saranno attrezzati adeguatamente.
I giovani entreranno. Il personale incaricato distribuirà loro un unguento totalmente omeopatico importanto dagli altopiani andini: l’unguento indurrà sui visi dei partecipanti un immediato e innocuo florilegio di brufoli e, splamato sui capelli, conferirà loro il fascino oleoso che ha reso celebri per la loro sensualità i maschi delle Ande.

Lo staff consegnerà ai partecipanti anche dei vestiti (quasi identici a quelli che indossavano all’arrivo – ma che stanno loro di merda). A ciascun partecipante saranno assegnati ben due cambi d’abito, perfettamente identici a quelli avuti all’arrivo, per far capire loro che cosa si prova a non avere un cazzo di carino da mettersi quando già non ci si sente un fiore.

Nel corso del training, i maschi parteciperanno a una serie di incontri quotidiani. Immaginateli un po’ come quelli degli alcolisti anonimi. Quello che i partecipanti non sapranno è che in ogni gruppo c’è un solo vero partecipante al training: gli altri fanno parte di uno staff specializzato – staff ottenuto formando adeguatamente laureati in Scienze dello Spettacolo che altrimenti non avrebbero di che vivere. Con una serie di commenti fintamente amichevoli preparati ad arte dal nostro team di ex disoccupati con laurea in Psicologia come «Hai davvero tanti capelli, per essere calvo» oppure «Su un culo floscio si sta seduti comodi, vero?» o, ancora, « Ha chiamato tuo fratello: dice di dirti che i tuoi giocatori del Fantacalcio sono tutti infortunati», lo staff minerà l’emotività dei partecipanti al training fino a portarli alle lacrime.

Usciti devastati dalla stanza degli incontri, i partecipanti saranno condotti attaverso corridoi dotati di uno speciale sistema di luci e tappezzati da specchi deformanti. Qui ogni suggestione sulla propria estetica ricevuta durante l’incontro sarà prontamente confermata, ma state tranquilli: gli specchi sono infrangibili e, come tutto l’arredo dell’hotel, sono testati per evitare i gesti di autolesionismo e i tentativi di suicidio di quanti scoprono durante la permanenza al training di essere stati cacciati dal loro gruppetto del Fantacalcio.

Il mio pezzo è finito, ve lo segnalo perché non ha una chiusa vera e propria. Però non so se chiedervi di applaudire o no: perché per una donna in condizioni normali un applauso è solo un applauso. Ma per una donna in PMS un applauso potrebbe essere un’azione fisica che compiete per esprimere il sollievo che il mio pezzo sia finito e allora io vi odierei perché secondo me era molto bello e profondo, di una profondità che attinge al dramma della contemporaneità e al post-post-femminismo di cui io mi sento una voce autorevole, sebbene abbastanza nasale.

Per una donna in PMS, un applauso può anche essere l’espressione di un complotto: un gesto che avete concordato senza io che io me ne accorgessi, magari passandovi un foglietto di mano in mano, al fine di farmi credere di aver parlato per dieci minuti di PMS – cosa che in effetti sono convita di aver fatto, anche se la realtà è che ho una grave forma di Tourette e da dieci minuti sto solo ripetendo CAZZO PIRLA CREPA TROIA come se lavorassi in un Ufficio Postale.

Infine, voglio che sappiate che per una donna in PMS un applauso può essere anche un gesto fatto per esprimere pietà, non tanto per la bruttezza del mio monologo o per l’interpretazione (su cui avreste pure ragione), ma per come sono vestita stasera. E io potrei giustificarmi per ore, tirare in ballo la lavatrice rotta o la piccola collutazione che ho avuto stamattina con una signora che non voleva lasciarmi giocare col suo cagnolino, ma la verità è che io stamattina non avevo davvero un cazzo da mettermi.

E adesso, con permesso, andrei a piangere in bagno.

Annunci

Un pensiero su “In PMS sarà capitato anche a voi di ammorbare il pubblico di uno spettacolo di cabaret (o di molestare la padrona di un cagnolino tenerissimo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...