Di vacanze e di rapporti tormentati con i grandi amori estivi, come la gelateria portoghese Fragoleto

Ogni anno torno dalle vacanze supercarica e penso “Adesso vi racconto tutto!”, un po’ perché son certa di aver vissuto avventure straordinarie e un po’ perché ritengo giusto ammorbare gli altri umani, di tanto in tanto.
Ma, come onde dell’Atlantico sulle coste della Galizia, ogni anno i miei propositi s’infrangono e il mio pesaculismo viene suffragato dall’eterno alibi “Eddai, intanto chi se le incula le mie vacanze?”

Ma quest’anno sarà diverso, quest’anno vi racconterò tutto. Anche se non vi interessa.
Cominciamo con calma, una cosa alla volta.

Sono tornata a Lisbona.
[“Ehi, sei sempre a Lisbona”, commenterà qualcuno memore delle mie vacanze portoghesi del 2011. “Fatti i cazzi tuoi”, risponderò con la cordialità che mi contraddistingue].

Con la frase Sono tornata a Lisbona intendo Sono tornata da Fragoleto.
Fragoleto è una gelateria di Lisbona, a due passi da Praça do Comércio, che avevo scoperto nel 2011 seguendo un consiglio della Lonely Planet. Subito me ne ero innamorata, per i suoi gusti originalissimi e deliziosi. Quest’anno, con la saggezza dovuta alla mia sopraggiunta maturità, ho scelto di basare su Fragoleto la mia intera alimentazione nei tre giorni trascorsi in città.

Da Fragoleto c’è il gusto tè verde. C’è la pera. C’è il biscottinho, che è una crema di biscotto con semi di papavero e salsa di mirtilli. E, santi numi, c’è il latte di capra.
Da Fragoleto si possono prendere coni, coppette e vaschette oppure si possono degustare tanti strambi gusti serviti in una coppa di minipalline.
Da Fragoleto si raggiunge l’orgasmo, sempre.

Fragoleto è la creatura della mastra gelataia Manuela Carabina.

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È a te, Manuela Carabina, che mi rivolgerò adesso – con tutta la serietà che mi è possibile, considerato il fatto che mi risulta difficilissimo scindere il tuo nome dal personaggio di Dinamite Bla (che poi magari non usava nemmeno una carabina, perdonami, ho avuto un’infanzia fumettisticamente confusa).

Manuela, il tuo gelato è favoloso.
Manuela, sei stata saggia e ti sei affidata a bravi grafici che hanno associato al nome Fragoleto un lettering e colori cremosi e avvolgenti. Vedo il logo e già mi lecco i baffi: funziona.
Manuela, sei pure stata astuta a creare la formula della degustazione, che rende il gelato chic come il vino.

Però, Manuela, cazzo: un po’ di elasticità.

1) La tua gelateria è nel centro di una capitale europea, è nel cuore della Lisbona turistica, è a due passi dalle fermate più affollate del tram 28: Manuela, tu non puoi parlare solo in portoghese. L e n t a m e n t e, ma in portoghese. No, ragazza mia: tu devi imparare a emettere almeno tre parole in inglese, tanto più perché sei tu a stare alla cassa e a rispondere alle domande dei clienti.

2) Hai scelto le vaschette di design: contengono ciascuna due comparti e si possono incastrare l’una sull’altra all’infinito. Come dei grossi Lego in polistirolo che consentono di costruire torri di gelato alte fino al cielo. Capirai, Manuela, che questa cosa esalta noi tossici del gelato; non per niente, la hai scelta.
Prima di vederle, non sapevo che ogni vaschetta avesse solo due comparti: nella mia ignoranza, mi sono azzardata a chiedere una vaschetta con tre gusti. Una tua giovane collaboratrice mi ha spiegato che i due comparti potevano contenere solo due gusti. Io sono italiana, sai come facciamo noi: le ho detto che non c’era problema, che due dei tre gusti avrebbero potuto alloggiare in uno stesso spazietto. Manuela, io nei suoi occhi ho visto il panico: mi ha detto che non si poteva con l’aria di chi deve ripetere un dogma inintellegibile e ti ha guardata col terrore di chi, se avesse soddisfatto la richiesta di una cliente, sarebbe inevitabilmente andato contro le prescrizioni del suo capo.
Manuela, io alla fine ho preso due soli gusti, ma ti rivelerò una cosa: per mangiarli ho usato lo stesso cucchiaino e, talvolta, li ho persino mescolati.

3) La folla genera panico. Succede. E se gestisci un’ottima gelateria nel centro di una grande città, può persino capitare che fuori si formi una coda di clienti. Ma Manuela, cazzo, tu devi garantire a gelateria strapiena lo stesso servizio che garantiresti a gelateria semideserta. Se una cliente (una a caso, naturalmente) ti chiede una vaschetta dopo aver atteso per dieci minuti in coda, tu non puoi risponderle che avendo solo tre gelataie e tanti clienti non puoi far fronte a richieste che non siano coni o coppette. Perché, Manuela? Temi che, impiegando troppo a servire una sola cliente, altri possano stancarsi della coda e abbandonarti? Non pensi che una vaschetta valga come quattro coni? E perché stai rispondendo ancora in portoghese?

4) Manuela, ti prego, sforzati di essere un pochino più fisionomista. Che stai in una grande città e che sei subissata dai clienti l’abbiamo già detto. Ma ci sono clienti che si ricordano più facilmente di altri: un po’ perché fanno nella tua gelateria i tre pasti principali della giornata (ehm); un po’ perché spesso fanno due giri (ehm); un po’ perché ti dicono “Amo questo gelato”, “Domani ripasso”, “Hai visto che sono tornata?”, “Toh, son di nuovo qui”, “Cucù: rieccomi!”; un po’ perché cazzo, Manuela, sono alta quasi due metri, sono pallida come il latte di capra e ho il fianco burroso caratteristico di chi abusa di gelato artigianale da anni: non ho l’aria di essere una tua cliente? Ti lascio una fototessera di promemoria?

Manuela, io tiggiuro che se non fosse perché il tuo gelato è eccellente non sarei mai tornata da te e neppure mi sarei incazzata ogni volta così tanto.
Manuela: io dopo ogni gelato ti volevo mandare Gordon Ramsay e Tabatha-mani-di-forbice insieme, per aiutarti a gestire meglio la tua impresa.
Manuela, io spero che tu faccia egosurfing, ogni tanto: so che non capirai una riga di questo testo, ma qui c’è Google Translate. Lo devi impostare da Italiano a Português: ce la puoi fare.

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Amiamo Milano e amiamo il cioccolato. Per questo ieri abbiamo provato in anteprima la nuova Ferrero Boutique

Il numero 59 di corso Garibaldi è l’indirizzo dei temporary shop. Da ieri, fino al prossimo 18 gennaio, è l’indirizzo della Ferrero Boutique, uno spazio monomarca consacrato alle praline Ferrero, arredato e rifinito come se dovesse durare per sempre.

Appena entrati, alla vostra sinistra, ecco la vera e propria boutique: un bancone da pasticceria dove comporre scatole regalo personalizzate selezionando cioccolatini classici e praline mai viste prima, come i nuovi Cappuccino e  Marron Cognac.

Ferrero Boutique

Alla vostra destra, ogni giorno, un maestro pasticcere preparerà quelle stesse praline e, soprattutto, ne racconterà le storie e le ricette. Fino a domenica, ad esempio, troverete il maître Danilo impegnato nella preparazione di Rondnoir, Mon Chèri e Rocher. Potrete infilare le mani nei sacchi di iuta con le materie prime, assaggiare nocciole delle Langhe, spezzare con le vostre dita fave di cacao tostate e assaporarne il cuore. Potrete chiedere a Danilo qualsiasi cosa, ma deponete subito le armi: non vi svelerà mai la ricetta segreta della Nutella.

Ferrero Boutique

E visto che amiamo il cioccolato, ieri sera abbiamo provato 9 (nove) praline e degustato 9 (nove) liquori abbinati tra loro dal barman Mauro Lotti. Mica potevamo tirarci indietro, no? Su tutti, due match rimarrano a imperitura memoria delle nostre papille: Mon Chèri e Sangue Morlacco, e Cappuccino e Frangelico.

P.S. Il gioco degli abbinamenti cioccolato/liquori si può riproporre nei cenoni natalizi.

P.P.S. I grembiuli e i cappelli del personale Ferrero sono così deliziosi che meriterebbero di essere messi in vendita.