20 scuse per non uscire dalla tua comfort zone.

 

– Esci dalla tua comfort zone.
– Ancora cinque minuti.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Guarda che l’avevo prenotata sul calendar.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Ma ho Netflix.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Intanto lo so che sarete tutte coppie.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Non serve più, gli ho insegnato a farla nella sabbietta come i gatti.

– Esci dalla tua comfort zone.
– A me sembra della taglia giusta.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Il sabato sera è da sfigati.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Una volta mio cugino è uscito e si è risvegliato senza un rene in un fosso.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Solo dopo il terzo appuntamento.

– Esci dalla tua comfort zone.
– La mamma non vuole.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Dovete smetterla di citofonare la domenica mattina, fanatici.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Il mio biglietto ha solo tariffa urbana.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Non ho niente da mettermi.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Cucù! Cucù! Cucù!

– Esci dalla tua comfort zone.
– L’ho appena ristrutturata.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Non ho fatto la ceretta.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Giurami che c’è una cena seduti e non un buffet.

– Esci dalla tua comfort zone.
– No entiendo, señor.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Fa freddo.

– Esci dalla tua comfort zone.
– Entra tu, dai, pirla.

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Matrimoni e rotture di cazzo (un tema che m’è particolamente caro)

Ogni estate, una violascintilla si sveglia e sa che dovrà spendere più dell’estate precedente.
Ogni estate, almeno 12 persone tra parenti e amici di violascintilla decidono che è arrivato il momento di sposarsi.
Non importa che voi siate parenti o amici di violascintilla: l’importante è che non vi sposiate perché avete davvero rotto il cazzo.

Siamo qui riuniti, oggi, per parlare del matrimonio, la forma di crowdfunding più antica del mondo con cui, da secoli, gli esseri umani estorcono denaro ai loro simili, provando particolare piacere a dragare le finanze dei propri consenguinei e celando il loro furto dietro la becera menzogna dell’amore.

Tratteremo in particolare dei parenti alla lontana, delle persone di cui hai perso il numero tre cellulari fa, degli ex compagni di scuola. Trattasi di esseri infidi e spregevoli che, servendosi di conoscenze comuni, ti invitano a cena. A te, che sei ingenua come Cappuccetto Rosso, sembra una rempatriata – ma la sòla arriva presto. Già all’antipasto, ben prima che tu riesca ad raggiungere il livello alcolico che ti sarebbe necessario per reggere il colpo, d’improvviso gli ignobili conoscenti s’alzano in piedi e annunciano con solennità: “A settembre ci sposiamo!” e distribuscono non una partecipazione ma un pratico pieghevole che illustra le modalità in cui i commensali possono contribuire alla loro felicità. Con sorrisi, fiori di campo, canti e preghiere? No: cacciando tanto, tanto grano.

Più nel dettaglio, possiamo suddidividere i promessi sposi in 4 tipologie di scrocconi.

1) Gli antichi, quelli che fanno la lista nozze nel negozio Liste Nozze e che, dovendo ancora mettere su casa, chiedono in dono aspirapolveri (2), lavastoviglie (2), set di boccali da birra in vetro di Murano (4), sedie da giardino in ferro battuto finto-ottomano (12) – tutti articoli di rara bruttezza che noi invitati sappiamo per certo saranno rivenduti su eBay Russia prima ancora della partenza degli sposi per la luna di miele. In tutta sincerità, alla tipologia di sposo antico corrisponde anche una precisa tipologia d’invitato: la testa di cazzo, quello che si reca nel negozio Liste Nozze e ne esce dichiarando di non aver trovato nulla di suo gusto tra le opzioni. O testa di cazzo, il regalo dev’essere qualcosa gradito a quei furfanti degli sposi, qualcosa che abbia mercato su eBay Russia o al limite Bakeka.it – e difficilmente lo sarà l’elegante doppio portapillole in peltro con incisi i nomi degli sposi che tu hai commissionato a un artigiano umbro amico di un amico di tuo fratello.

2) Seconda tipologia di sposi è quella degli idioti: molto simili alle teste di cazzo, si distinguono da questi ultimi per il solo fatto di essere sposi, non ospiti. Gli idioti sono quelli che ai loro invitati, in tema di regalo, dicono “Fai tu” – e allora liberano la testa di cazzo che è in ognuno di noi e si meritano montagne di portapillole in peltro e una collezione di scopettini da cesso intagliati a forma di troll che si scopre le chiappe e si gratta le palle.

3) Ci sono poi i contemporanei, quelli che chiedono agli invitati di fare un bonifico a un’agenzia di viaggi. Si tratta di sposi che, se gli dice culo, oltre al viaggio di nozze avranno le vacanze spesate per un triennio, come quella stronza di Mia Cugina Quella Figa, brutta vacca che da quando s’è sposata va negli States ogni weekend grazie al sangue versato a litri da noi parenti ma non sa nemmeno fare una foto decente e una volta, a Natale, c’ha costretti a fissare una sequenza di pali della luce americani e grattacieli che a ogni foto chiedevamo se si trattasse delle macerie di Ground Zero e invece no, si trattava sempre di grattacieli ancora in piedi – ma ora non divaghiamo su quella vacca, peraltro gravida, di Mia Cugina Quella Figa.

4) Quarta e ultima categoria è quella delle facce come il culo, gli sposi che chiedono ai loro invitati di portare una busta contenente contanti il giorno delle nozze o comunicano a tutti il loro IBAN perché “certo, come no, i vostri soldi saranno destinati al viaggio di nozze ma preferiamo organizzarlo da soli, senza agenzia – e comunque tenete presente che per il pranzo spendiamo 240 € a persona e non ci aspettiamo da nessuno donazioni inferiori ai 300 € altrimenti non ci guadagnamo niente”.

Senti un po’, sposa faccia di culo – è a te che mi rivolgo, ché lo sappiamo benissimo che quell’altro non conta un cazzo.
Ti pare di vivere in un disco di Brunori dove sposarsi è obbligatorio? Ti abbiamo chiesto noi una festa in grande stile con assaggi di finto sushi decorato con succedanei del caviale che si spacciano per vere uova di storione? Abbiamo specificatamente espresso il desiderio di prenderci due giorni di ferie, attraversare l’Europa e trascorrere con te e col tuo futuro marito una giornata che si articola in: rottura di cazzo del rendersi presentabili; rottura di cazzo della cerimonia religiosa; rottura di cazzo dello spostamento a ristorante; rottura di cazzo dell’attesa di voi due che sorridete e vi baciate in favore di fotografo su campi di tulipani, spiaggie, campi da tennis, sabbie mobili, distese di catrame o qualsiasi altra location possa provocarti crisi di panico alla prospettiva che il tuo abito perda il proprio immacolato candore; rottura di cazzo del pranzo, da fare in condivisione con gente mai vista che difficilmente ci stupirà per le sue competenze grammaticali o per la disinvolta consapevolezza con cui usa le posate; rottura di cazzo della gente mai vista che a ogni portata chiede al cameriere se il risotto contenga lattosio, se l’arrosto contenga lattosio e se la macedonia contenga lattosio e fa seguire a ogni domanda una precisa disamina degli effetti che il lattosio provoca sul suo intestino tenue e crasso, senza lesinare dettagli su quanto accade alla toilette allorché capiti d’ingerire lattosio; rottura di cazzo dei balli, del karaoke, delle dediche in cui non so perché ma c’entra sempre Ligabue – quindi avrei piacere di prendermela personalmente anche con lui.
Dicevamo, sposa faccia di culo: facciamo che tu non sei obbligata a offrirmi un pranzo da 240 € e io dimostro la mia gioia per la tua unione nuziale senza tirar fuori un centesimo, solo con baci, gridolini e valanghe di like su Facebook a tutti i passi del Vangelo che posti dopo essere stata illuminata al corso prematrimoniale?

Ehi, vi ho sentiti, lettori stronzi: avete pensato che questa mia avversione alle cerimonie nuziali derivi dal fatto che io sia un’anziana zitella dalle origini liguri, meno avvenente di Mia Cugina Quella Figa e ormai senza più la speranza di potermi sposare a mia volta e quindi di pareggiare i conti invitando tutti coloro ai quali ho già elargito doni e danaro. Siete soltanto dei dietrologi crudeli. Io sono single ma perché mi piace star da sola; io son di quelle bellezze che sbocciano col tempo; io sono un diesel e mica c’ho fretta di accoppiarmi. Io devo ancora ingranare ma quando ingranerò state sicuri che mi sposerò almeno tre volte. E voglio che tutti voi, instancabili idrovore del mio conto corrente, campiate abbastanza per partecipare ai miei tre matrimoni e per sganciare, sganciare, sganciare.

Mancano tre mesi al trentesimo compleanno di Viola Scintilla

Cari lettori,
mancano tre mesi esatti al trentesimo compleanno di Viola Scintilla. Come ci si accorge di una tale minchiata? Lecita domanda, carissimi.

Lunga digressione sull’adolescenza della protagonista.

Viola Scintilla si è accorta di tale scadenza perchè oggi, 1 dicembre, non solo è la Giornata Mondiale contro l’AIDS (wear the condom!), ma è anche il compleanno di Amica Del Cuore.
Viola Scintilla e Amica Del Cuore furono vicine di banco in epoche così lontane da poter essere rievocate soltanto citando lessemi ormai perduti come pantajazz, discobar, Invicta. E Smemoranda: perché era lì, su quelle paginette quadrettate di formato medio, tutte intrise di ginoemichele, che le fanciulle si scambiavano dediche coloratissime.
Sulla paginetta di un 1 marzo qualsiasi, Viola Scintilla vergò sul diario di Amica Del Cuore la seguente frase: QUANDO IO NASCEVO TU VENIVI PRODOTTA. Tra i compleanni delle due ragazze intercorrevano infatti 9 mesi. A Violetta sembrava plausibile che, mentre la signora Scintilla si trovava in sala parto, i coniugi Del Cuore stessero copulando chissà dove, chissà come.
Orbene: se tra i compleanni di Viola Scintilla e Amica Del Cuore intercorrono 9 mesi esatti e se oggi è la seconda a soffiare sulle candeline, come non rendersi conto che mancano tre mesi al compleanno di Violetta? E Violetta questa volta si avvia davvero verso i 30 anni, quelli che millanta da almeno un lustro per sembrare più autorevole.

Altra digressione, questa volta sull’infanzia della protagonista e sui suoi consumi culturali.

Ricordate la Bella Addormenta, destinata a pungersi con un fuso avvelenato entro il compimento del suo sedicesimo compleanno? Viola Scintilla, cresciuta a pane e videocassette Disney, la ricorda distinamente.
Ed è alla predestinazione della bionda Aurora che fanno spesso riferimento i pensierini di Violetta quando la fanciulla sente avvicinarsi un compleanno importante. Ma, in quanto ex studentessa di Scienze della Comunicazione, Viola Scintilla percepisce nella propria trama una grave mancanza, quella di una figura antagonista paragonabile a ciò che per la Bella Addormentata fu la Strega Malefica, cioè l’anziana dal pessimo carattere che lanciò l’anatema contro Aurora quando i regali genitori della piccola non la invitarono al battesimo della neonata.
Come ovviare a tal problema squisitamente narratologico? Come al solito. Cioè provvedendo a una scissione della personalità di Violetta: eroina predestinata e, al contempo, malefica proclamatrice di scadenze e fattrice della sua sorte.

Qui, o forse un po’ più su, ci starebbe una digressione sulle similitudini tra la forma mentis della Bella Addormentata e quella della protagonista di Pretty Woman, ma non vogliamo andare fuori tema.

Belle le digressioni, eh. Ma dove caspita sta andando a parare questo post?

Viola Scintilla ha deciso di porsi degli obiettivi da portare a termine entro il compimento del trentesimo anno di età, cioè nei prossimi tre mesi (gli ultimi tre mesi da ventenne). Gli obiettivi sembrano raggiungibili. Il primo è il karaoke.

Continua nelle prossime puntate.

Feng Shui? No no no. Arrediamo casa sulla base delle nostre paranoie.

Cari amici,
la prima notizia è che Viola Scintilla ha comprato casa: sarà felice e indebitata per il resto dei suoi giorni – ma che non si sappia in giro, preferisce essere considerata un buon partito. L’acquisto consiste in un bilocale dalle finiture di pregio locato a poche centinaia di metri dalle Mura Spagnole in una via in cui solo nome evoca scenari di povertà e disperazione. Esso è bellissimo e financo dotato di un delizioso balconcino di ringhiera ove la precedente proprietaria teneva un cane e ove la nuova inquilina amerebbe far crescere rigogliosa verzura, preferibilmente rampicante, sebbene la sua ultima esperienza di giardinaggio risalga a quella volta in cui uccise una piantina di basilico in sole 48 ore.

Ma non divaghiamo: la seconda notizia, cari amici, è che Viola Scintilla non crede al Feng Shui e che quindi non si è basata su questa antica arte geomantica taoista per arredare il suo appartamento (acquistato già arredato, ad essere sinceri). Il citerio è stato un altro: ancora non ha un nome ma è caratterizzato da sicura e inoppugnabile fondatezza scientifica. Consiste nell’allestire mobilia e complementi d’arredo al fine di ridurre del 99,9% le possibilità di delitti citazionisti all’interno di casa Scintilla. La giovane Violetta ha infatti trascorso buona parte dell’infazia e dell’adolescenza di fronte a schermi su cui scorrevano film di paura, categoria che spaziava dai gialli tedeschi passati dalla tv di Stato il sabato sera ai classici dell’horror trasmessi da Italia 1 nelle notti d’estate fino ai capolavori di Hitchcock visti e rivisti in vhs e dvd. Tra un film e l’altro, Viola Scintilla leggeva Stephen King. Inutile specificare quanto tale esperienza la abbia segnata.

La disciplina fondata da Viola Scintilla, saldamente ancorata all’interior design e purtuttavia basata principalmente sui tòpoi del terrore, si articola quindi di alcune nozioni fondamentali che verranno qui brevemente illustrate per consentire ai più sensibili e intelligenti di diventare seguaci del credo:

Lo spazio tra la finestra e la tenda deve sempre essere inferiore a quello necessario affinché un essere umano malintenzionato vi si possa nascondere senza essere subitaneamente individuato.

– Si ritiene prudente eliminare quante più scale possibili: niente piani superiori, niente soffitte, niente scantinati. Gli assassini adorano spingere le vittime giù dalle scale; in fondo alle scale male illuminate si annidano  spesso mostri; e le scale sono amate dalle bambine indemoniate ed esibizioniste che vomitano sangue o roba verde.

– É sconsigliato dipingere di bianco le porte, soprattutto quelle dei bagni: le porte bianche attirano spesso l’attenzione di psicopatici muniti di asce. E niente corridoi, per nessun motivo. I corridoi non servono.

– Occorre fissare con particolare cautela eventuali suppellettili che si scelga di affiggere sopra la testiera del letto. Se essi vibrano nel cuore della notte, Un due tre: Freddy sta arrivando da te.

– Chiudere sempre le finestre durante la notte. Se aperte, i vampiri le interpretano come un cortese invito ad entrare e a suggere sangue dal collo dei dormienti. Un condizionatore può ovviare a questo rischio tipicamente estivo.

– Niente ceppi di coltelli in bella vista. Niente forbici sullo scrittoio, soprattutto se siete sposate con un uomo meno abbiente di voi.

– Niente tv, niente videoregistratori nemmeno se vintage. I televisori sono molto pericolosi perché dai loro schermi possono fuoriuscire bambine morte che generalmente albergano nei pozzi. Se proprio dovete collocare una tv nella vostra abitazione, ponetela molto in alto (chessò, appesa a uno di quei bracci semovibili) in modo che le bambine morte che tentino di sgusciarne fuori facciano almeno un po’ di rumore quando cadono sul vostro pavimento.

– Niente angoli ciechi: meglio abbondare con gli specchi, tornano utili anche per individuare eventuali ospiti che non vi si riflettono e cui conviene senza indugio piantare nel cuore il paletto di frassino che siete soliti conservare nel cassetto delle posate.

– Niente vasca da bagno, troppo vapore rende gli specchi superfici ottimali su cui tracciare neri presagi e minacce. Niente doccia con la tenda. Ma, nell’impossibilità di tener fede a questi due dettami, la soluzione è una sola: vasca da bagno uso doccia con tenda trasparente affinché al docciante sia consentito scorgere la sagoma dell’eventuale omicida in avvicinamento.

Don’t answer the phone.

And, whatever you do, don’t fall asleep.