Quattro grandi idee di business che dovreste assolutamente rubarmi

Se non le prendi al volo, le idee invecchiano, vanno a male e non si possono più mangiare. Ecco quattro idee per quattro app che non avrò il tempo di realizzare. Fatelo voi, poi se diventate ricchi verrò a cena a casa vostra (tutte le sere).

1) L’app che collega i parenti in rubrica alle ciofeche per la casa che ci hanno regalato in modo da ricordarci di esporle allorché i parenti siano in visita.

Vi spiego come funziona. È Natale, arrivano i parenti; vi portano i regali, aprite i pacchi. Mentre la vostra mimica chiama a raccolta i muscoli atti a mostrare gioia e soddisfazione e mentre la vostra bocca articola i lessemi “Beeello” e “Non doveeevi”, il vostro cuore si raggela. Per il disgusto. Perché anche quest’anno i parenti sono riusciti a superare in orrore il dono dell’anno precedente – e ora siete lieti possessori di un profumatore per l’ambiente a forma di foca alto come un bambino di quattro anni.

Niente panico. Appena i parenti saranno in ascensore, prendete lo smartphone e aprite l’app che collega i parenti in rubrica alle ciofeche per la casa che vi hanno regalato. Fotografate l’oggetto, abbinatelo al parente.
D’ora in poi, quando il vostro parente vi telefonerà, vi ricorderete della foca profumatrice. Quando il parente annuncerà la sua visita potrete estrarre l’animale dalla cantina e metterlo in salotto a far bella mostra di sé. E a spruzzare monossido di carbonio a intervalli regolari durante la visita.

Obiezioni: non posso ottenere lo stesso effetto impostando la foto della foca come fotoprofilo del parente in rubrica? Naturalmente no, per due motivi. Il primo è che l’app permette di raccogliere più foto per ogni parente (tutte quelle degli oggetti ricevuti in dono dal battesimo ad oggi, volendo) e le edita in un simpatico collage senza farvi fare alcuna fatica. Il secondo motivo è: suvvia, siamo seri! Siamo pigri, autoindulgenti, poco organizzati: se dovessimo affidarci al nostro senso del dovere, fotograferemmo i doni? Naturalmente no. Ma se si tratta di affidarci a un’app, vi prego: ammirate la nostra straordinaria solerzia.

Ulteriori benefit: poiché le foto dei doni appaiono ogni volta che il parente vi chiama, l’app vi permette anche una migliore gestione del vostro tempo. Sarà mica il caso di rispondere ogni settimana a uno stronzo che dimostra il suo affetto regalando foche, no?

2) Persone che non dovrebbero conoscerti: l’app o il servizio di Facebook che ti mostra gli individui che non dovrebbero mai aver sentito parlare di te.

Il sistema è uguale e contrario a quello di Persone che dovresti conoscere ma permette di scoprire individui e comunità che al momento non hanno ancora sentito parlare di te. Cioè, in soldoni: gente con cui non ti sei ancora sputtanato.
Chi non ha mai fatto almeno una cazzata? Chi non ha mai desiderato rifarsi una vita? Grazie a questa innovazione non sarà più necessario cambiare città, nazione o continente. Con un semplice click si potrà creare una nuova rete di contatti cui presentarsi like a virgin.
E alla prossima cazzata, refresh.

3) L’app che ti permette di rivedere i post likati di Facebook.

È l’equivalente della sezione Preferiti di Twitter, ove si possono rileggere tutti i tweet stellinati. Lo scopo dell’app è semplice e intuitivo: evitare figure di merda in infinite situazioni. Ad esempio: notizie negative (come un lutto) likate per errore; notizie negative (come una separazione) likate intenzionalmente perché era ora che mollasse quella troia ma da ubriachi; post vacui, inutili e non likabili per nussun motivo likati solo perché si tromba o si ambisce a trombare il postante; ecc.

L’apice di utilizzo dell’app è da immaginarsi il sabato e la domenica tra le ore 11 e le ore 15 quando, riavutisi dalla serata precedente, si cerca di capire che cosa si è combinato sui social network da ubriachi. Ché della vita reale non importa più niente a nessuno.

4) L’app che s’attacca a Whatsapp come una patella allo scoglio e la trasforma in una roulette.

Anche in questo caso, il funzionamento è semplicissimo: è una sorta di ‘mascherina’ che trasforma due cavolate di successo (Whatsapp e Chatroulette) in una cazzata col botto. L’app si appoggia ai vostri contatti di Whatsapp e rileva quali tra questi la utilizzano. Allorché si voglia giocare alla roulette, l’app mette in connessione due amici online in quel momento. I due chattano e via chat si rivelano vicendevolmente atrocità, oscenità, perversioni. Niente foto, niente audio, solo parole. La chat dura pochi minuti, poi si autoelimina lasciandovi col tarlo di chi tra i vostri amici abbia ucciso la nonna e si sia poi appeso per i capezzoli allo stendibiancheria per distrarsi un po’.
Un’app perfetta per non annoiarsi sui mezzi pubblici o alla toilette.

Obiezioni: perché l’app deve appoggiarsi a Whatsapp e non alla rubrica? Perché si rivolge a un pubblico già chat-addicted. E probabilmente i nostri contatti antichi, quelli che ancora si arrovellano su come mandare gli sms, non sarebbero adatti.

Potenzialità di miglioramento: il game. Se indovini con chi stai chattando (magari perché usa come unico segno di interpunzione quattro puntini di sospensione, proprio come la tua amica del cuore), vinci qualcosa – tipo l’avvocato difensore quando sarai accusato di favoreggiamento del delitto della nonna.

Ulteriori note: se vi sputtanate accidentalmente coi vostri amici per colpa della roulette, potrete sempre ricorrere a Persone che non dovrebbero conoscerti.

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Una volta si è candidata per la comunicazione di Adottaunragazzo.it. Sebbene la sua application fosse molto brillante*, non ha ricevuto risposta**

* Come richiesto dall’annuncio. ** Quindi eccola qui.

Gentilissimi,
scrivo in riferimento all’annuncio pubblicato su Linkedin.com per la ricerca di collaboratori per la comunicazione di Adottaunragazzo.it.

Ho 13 anni di esperienza nel settore delle relazioni sentimentali con esemplari maschi eterosessuali della nostra specie.

Nel 2000, a 18 anni, ho iniziato il mio apprendistato con un ventenne conosciuto a una festa: dopo pochi mesi di noiosissimo fidanzamento, ero già addicted a un rudimentale sistema di chat via sms per trovargli un sostituto. Ho sperimentato chat e sistemi di messenger di qualsiasi tipo, incontrando ragazzi strambi e divertentissimi, casi umani, amici.

Nel 2004, nel corso degli studi universitari, mi sono fidanzata con un ragazzo conosciuto in un’altra chat via sms. Durante la relazione ho continuato ad affinare le mie competenze sull’approccio e la gestione delle relazioni online prima con Match.it (grazie al quale ho trovato anche un interessante appartamento in affitto) e poi con Meetic.it.
Negli stessi anni, ero un’attiva utente di Splinder.it, dove mi dilettavo dietro un nickname che riceveva numerose proposte di matrimonio, tutte rimaste inevase.

Con l’avvento di Facebook e Twitter, negli ultimi anni ho perfezionato le mie competenze di valutazione dei candidati attraverso i social media: non sono mai uscita con qualcuno che non avessi precedente googlato. Servendomi del mio bagaglio di esperienze e di quello di alcune fidate collaboratrici, ho affinato tecniche di decrittazione delle fotoprofilo e di interpretazione della punteggiatura, oltre che dei tempi di risposta di email, sms e messaggi WhatsApp.

In tempi più recenti, al fine di aggiornarmi sul mio settore di competenza, ho tentato di sperimentare la prima versione italiana di Adottaunragazzo.it (presto scomparsa) e l’app Blendr (che ho scoperto essere sostanzialmente uguale a Grindr, con mia grande delusione).

Grazie al percorso appena illustrato, credo di potermi considerare un’ottima candidata per la comunicazione di Adottaunragazzo.it.

Informazioni di servizio, chiusura della lettera, saluti, nessuna vergogna.