Due brillanti attività di consulenza per cui dovreste assolutamente pagarmi

In un Paese che accetta consigli da RealTime, può non esserci posto per due nuovi servizi di consulenza personale? Il posto c’è, mancano solo i fondi per aprire un sito fighetto attraverso cui farveli conoscere.

La prima idea ha sicure possibilità di successo: si tratta di un servizio di coaching di cucina telefonico.
Ricordate quando iniziavate a preparare la torta Paradiso e chiamavate vostra nonna perché eravate indecisi se il lievito andava messo prima del latte e per chiederle a quanti gradi riscaldare il forno? Be’, ora vostra nonna è morta e vostra madre (la donna che vi serviva surimi congelati da suggere a merenda) non può di certo aiutarvi. Come pensate di cavarvela?
È semplice: chiamandomi al cellulare. Forte della mia esperienza nel food e sempre gioiosamente raggiungibile grazie alla straordinaria cifra che pagate per la mia consulenza, vi seguirò passo dopo passo nella vostra avventura alla conquista del palato.
Andremo insieme dal fruttarolo e, in auricolare, vi incoraggerò a elencare le vostre richieste con un tono che non avreste mai osato prima. Vi insegnerò a chiedere con puntacazzismo “sei patate gialle né grandi né piccole, di dimensione media, tutte molto simili tra loro, magari un po’ più piatte da un lato rispetto all’altro” – per farvi servire agli ospiti baked potatoes perfette.
Vi seguirò tra gli scaffali del supermercato suggerendovi i prodotti migliori, intimandovi di mettere giù i Quattro Salti in Padella (non mi interessa se succhiarli vi ricorda i pic-nic con la mamma) e, perché no, regalandovi anche piccole perle di economia domestica per risparmiare denaro da usare in altre consulenze con me.
Sarò al vostro fianco tra le mura della cucina, sempre pronta a risolvere i vostri dubbi, dal più semplice e al più eccentrico. Vi svelerò che per fare una pasta al burro occorre avere in frigorifero del burro e vi spiegherò come rendere un soufflé gonfio come il culo di vostra cugina.
Resterò con voi mentre il cibo è in pentola o in forno e persino quando sarà pronto per essere servito: vi farà certamente piacere anche qualche dritta per la decorazione dalla tavola e per gli abbinamenti delle portate con le migliori acque minerali in commercio – ché di vini non capisco un cazzo, scusate.

Se questa prima idea si rivolge a un pubblico trasversale, la seconda è destinata a una nicchia di clienti ben definita: quella degli insicuri paranoici con scarse abilità di comprensione del testo e coll’innata tendenza a cagare fuori dal vaso. È a voi, carissimi, che si rivolge il mio servizio di consulenza per i contenuti da pubblicare sui social network.
Considerato che non capite un cazzo e che tutto vi genera ansia, mi invietere prima della pubblicazione qualsiasi messaggio abbiate intenzione di postare su qualsiasi social network. Da casa, forte delle lodi raccolte a mazzi negli esami di Linguistica e della conoscenza dei cazzi vostri maturata nel nostro incontro preliminare (quello in cui mi versate l’anticipo, per intenderci), evidenzierò eventuali punti critici dei vostri contenuti e vi anticiperò, con un margine di errore inferiore al 10%, le reazioni dei vostri contatti.
State per postare su Facebook la foto in controluce di un bicchiere mezzo pieno di vino bianco attraverso cui si intravvedono resti di patatine e in cui vorreste taggare la vostra amica Milly con la dida “Le amiche ci sono sempre… per le bollicine!”? Mi asterrò dal comunicarvi il mio disprezzo e, anzi, sarà mia cura ricordarvi che quella sera avete declinato un invito a “spaccarvi di risate” coi colleghi adducendo la scusa di una seduta di agopuntura prenotata da tempo. Non pubblicherete il contenuto ed io, come un’invisibile supereroina che ha a cuore la serenità di tutti, sarò lieta di avervi salvato dai mesi di mobbing orizzontale e verticale che comunque meritereste.
State per twittare “Yummi!” a corredo di una foto delle lasagne di alce Ikea? Vi aiuterò a tenere a mente vostra cognata (no, non la moglie del Piero, la moglie del Carlo): quella vegana, animalista e con lo screenshot facile che appena vedrà quel post vi sguinzaglierà contro tutti i suoi contatti fino a che non vi scuserete pubblicamente e, altrettanto pubblicamente, accetterete di cederle la pelle della vostra schiena per farsi una borsetta cruelty-free.
State per commentare le foto di una festa in parrocchia a cui ha partecipato Marta, la vostra ex compagna di classe, ora sposata e timoratadiddio, stimatissima catechista che bazzica poco su Facebook, con la frase “Spero che almeno ieri sera tu abbia preso un po’ di cazzo!!”? Potrei ricordarvi che Marta di recente vi aveva accennato con garbo ai suoi problemi con un marito non più vigoroso ma che (mi pare proprio di ricordare) vi aveva chiesto la cortesia di un po’ di riserbo.
Potrei, ma in questo modo mi perderei uno spettacolo delizioso su una bacheca incustodita e, oltre al vostro culo, salverei anche un matrimonio. Mi sembra troppo per una consulenza che dovrebbe riguardate soltato voi. Riparliamo dei miei compensi?

Quattro grandi idee di business che dovreste assolutamente rubarmi

Se non le prendi al volo, le idee invecchiano, vanno a male e non si possono più mangiare. Ecco quattro idee per quattro app che non avrò il tempo di realizzare. Fatelo voi, poi se diventate ricchi verrò a cena a casa vostra (tutte le sere).

1) L’app che collega i parenti in rubrica alle ciofeche per la casa che ci hanno regalato in modo da ricordarci di esporle allorché i parenti siano in visita.

Vi spiego come funziona. È Natale, arrivano i parenti; vi portano i regali, aprite i pacchi. Mentre la vostra mimica chiama a raccolta i muscoli atti a mostrare gioia e soddisfazione e mentre la vostra bocca articola i lessemi “Beeello” e “Non doveeevi”, il vostro cuore si raggela. Per il disgusto. Perché anche quest’anno i parenti sono riusciti a superare in orrore il dono dell’anno precedente – e ora siete lieti possessori di un profumatore per l’ambiente a forma di foca alto come un bambino di quattro anni.

Niente panico. Appena i parenti saranno in ascensore, prendete lo smartphone e aprite l’app che collega i parenti in rubrica alle ciofeche per la casa che vi hanno regalato. Fotografate l’oggetto, abbinatelo al parente.
D’ora in poi, quando il vostro parente vi telefonerà, vi ricorderete della foca profumatrice. Quando il parente annuncerà la sua visita potrete estrarre l’animale dalla cantina e metterlo in salotto a far bella mostra di sé. E a spruzzare monossido di carbonio a intervalli regolari durante la visita.

Obiezioni: non posso ottenere lo stesso effetto impostando la foto della foca come fotoprofilo del parente in rubrica? Naturalmente no, per due motivi. Il primo è che l’app permette di raccogliere più foto per ogni parente (tutte quelle degli oggetti ricevuti in dono dal battesimo ad oggi, volendo) e le edita in un simpatico collage senza farvi fare alcuna fatica. Il secondo motivo è: suvvia, siamo seri! Siamo pigri, autoindulgenti, poco organizzati: se dovessimo affidarci al nostro senso del dovere, fotograferemmo i doni? Naturalmente no. Ma se si tratta di affidarci a un’app, vi prego: ammirate la nostra straordinaria solerzia.

Ulteriori benefit: poiché le foto dei doni appaiono ogni volta che il parente vi chiama, l’app vi permette anche una migliore gestione del vostro tempo. Sarà mica il caso di rispondere ogni settimana a uno stronzo che dimostra il suo affetto regalando foche, no?

2) Persone che non dovrebbero conoscerti: l’app o il servizio di Facebook che ti mostra gli individui che non dovrebbero mai aver sentito parlare di te.

Il sistema è uguale e contrario a quello di Persone che dovresti conoscere ma permette di scoprire individui e comunità che al momento non hanno ancora sentito parlare di te. Cioè, in soldoni: gente con cui non ti sei ancora sputtanato.
Chi non ha mai fatto almeno una cazzata? Chi non ha mai desiderato rifarsi una vita? Grazie a questa innovazione non sarà più necessario cambiare città, nazione o continente. Con un semplice click si potrà creare una nuova rete di contatti cui presentarsi like a virgin.
E alla prossima cazzata, refresh.

3) L’app che ti permette di rivedere i post likati di Facebook.

È l’equivalente della sezione Preferiti di Twitter, ove si possono rileggere tutti i tweet stellinati. Lo scopo dell’app è semplice e intuitivo: evitare figure di merda in infinite situazioni. Ad esempio: notizie negative (come un lutto) likate per errore; notizie negative (come una separazione) likate intenzionalmente perché era ora che mollasse quella troia ma da ubriachi; post vacui, inutili e non likabili per nussun motivo likati solo perché si tromba o si ambisce a trombare il postante; ecc.

L’apice di utilizzo dell’app è da immaginarsi il sabato e la domenica tra le ore 11 e le ore 15 quando, riavutisi dalla serata precedente, si cerca di capire che cosa si è combinato sui social network da ubriachi. Ché della vita reale non importa più niente a nessuno.

4) L’app che s’attacca a Whatsapp come una patella allo scoglio e la trasforma in una roulette.

Anche in questo caso, il funzionamento è semplicissimo: è una sorta di ‘mascherina’ che trasforma due cavolate di successo (Whatsapp e Chatroulette) in una cazzata col botto. L’app si appoggia ai vostri contatti di Whatsapp e rileva quali tra questi la utilizzano. Allorché si voglia giocare alla roulette, l’app mette in connessione due amici online in quel momento. I due chattano e via chat si rivelano vicendevolmente atrocità, oscenità, perversioni. Niente foto, niente audio, solo parole. La chat dura pochi minuti, poi si autoelimina lasciandovi col tarlo di chi tra i vostri amici abbia ucciso la nonna e si sia poi appeso per i capezzoli allo stendibiancheria per distrarsi un po’.
Un’app perfetta per non annoiarsi sui mezzi pubblici o alla toilette.

Obiezioni: perché l’app deve appoggiarsi a Whatsapp e non alla rubrica? Perché si rivolge a un pubblico già chat-addicted. E probabilmente i nostri contatti antichi, quelli che ancora si arrovellano su come mandare gli sms, non sarebbero adatti.

Potenzialità di miglioramento: il game. Se indovini con chi stai chattando (magari perché usa come unico segno di interpunzione quattro puntini di sospensione, proprio come la tua amica del cuore), vinci qualcosa – tipo l’avvocato difensore quando sarai accusato di favoreggiamento del delitto della nonna.

Ulteriori note: se vi sputtanate accidentalmente coi vostri amici per colpa della roulette, potrete sempre ricorrere a Persone che non dovrebbero conoscerti.

Una volta si è candidata per la comunicazione di Adottaunragazzo.it. Sebbene la sua application fosse molto brillante*, non ha ricevuto risposta**

* Come richiesto dall’annuncio. ** Quindi eccola qui.

Gentilissimi,
scrivo in riferimento all’annuncio pubblicato su Linkedin.com per la ricerca di collaboratori per la comunicazione di Adottaunragazzo.it.

Ho 13 anni di esperienza nel settore delle relazioni sentimentali con esemplari maschi eterosessuali della nostra specie.

Nel 2000, a 18 anni, ho iniziato il mio apprendistato con un ventenne conosciuto a una festa: dopo pochi mesi di noiosissimo fidanzamento, ero già addicted a un rudimentale sistema di chat via sms per trovargli un sostituto. Ho sperimentato chat e sistemi di messenger di qualsiasi tipo, incontrando ragazzi strambi e divertentissimi, casi umani, amici.

Nel 2004, nel corso degli studi universitari, mi sono fidanzata con un ragazzo conosciuto in un’altra chat via sms. Durante la relazione ho continuato ad affinare le mie competenze sull’approccio e la gestione delle relazioni online prima con Match.it (grazie al quale ho trovato anche un interessante appartamento in affitto) e poi con Meetic.it.
Negli stessi anni, ero un’attiva utente di Splinder.it, dove mi dilettavo dietro un nickname che riceveva numerose proposte di matrimonio, tutte rimaste inevase.

Con l’avvento di Facebook e Twitter, negli ultimi anni ho perfezionato le mie competenze di valutazione dei candidati attraverso i social media: non sono mai uscita con qualcuno che non avessi precedente googlato. Servendomi del mio bagaglio di esperienze e di quello di alcune fidate collaboratrici, ho affinato tecniche di decrittazione delle fotoprofilo e di interpretazione della punteggiatura, oltre che dei tempi di risposta di email, sms e messaggi WhatsApp.

In tempi più recenti, al fine di aggiornarmi sul mio settore di competenza, ho tentato di sperimentare la prima versione italiana di Adottaunragazzo.it (presto scomparsa) e l’app Blendr (che ho scoperto essere sostanzialmente uguale a Grindr, con mia grande delusione).

Grazie al percorso appena illustrato, credo di potermi considerare un’ottima candidata per la comunicazione di Adottaunragazzo.it.

Informazioni di servizio, chiusura della lettera, saluti, nessuna vergogna.