Frasi biglietti auguri matrimoni

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I migliori auguri a una coppia stupenda che probabilmente non rivedrò per altri 6 anni.

Speriamo che con questo dono possiate percepire le altissime aspettative nei confronti del vostro buffet.

Che l’incantesimo del giorno delle vostre nozze finisca meglio di quello del battesimo della piccola Aurora.

Ormai avete tutto ciò che potevate desiderare: perché allora anche quella lista nozze?

Vorrei citare un film d’amore a lieto fine ma non ne conosco.

Auguri di un felice matrimonio. Che l’amore sia il vostro cibo ma contenga pochi carboidrati.

È bello vedervi camminare insieme sulla strada dell’amore. Speriamo abbiate saputo di quel trattore in tangenziale.

Su di voi ricadono con violenza tutti i nostri più sinceri auguri.

Oggi si apre davanti a voi la porta di una nuova vita insieme. Oltre quella porta, se conosco bene la sposa, indosserete sempre le pattine.

Mantenete il contatto visivo.

Partecipiamo alla vostra gioia ma ci esimeremmo volentieri dalla cerimonia.

In questo giorno speciale, per nulla al mondo sarei voluta mancare. Sto mentendo: auguri lo stesso.

Oggi è un giorno bellissimo, ma non per tutti. Per sdebitarvi, ecco il mio IBAN.

Due persone, due vite e un unico grandissimo Chi cazzo è quello che non è mio parente?

Che la passione, l’amore e la stima reciproca rimangano sentimenti di cui avrete sempre memoria.

L’amore non esiste. TROLLOLOLOL.

Che la vostra unione sia più serena e duratura della nostra amicizia, Coso e Cosa.

Oggi inizia una storia che non avrà mai fine. Non sto gufando, viggiuro.

Che l’alba di questo festoso giorno possa essere l’ultima alba che ci tocca vedere per raggiungere un cazzo di matrimonio come il vostro.

Brindiamo al vostro amore e alla vostra gioia. Da casa nostra. Cin!

Ho comprato un vestitino di Max&Co., essere stupenda sarà il mio regalo per voi. Auguroni.

 

Se anche tu detesti i matrimoni, clicca qui per trovare conforto.

 

Foto di Style Me Pretty.

 

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Viola Scintilla ha sempre desiderato un animaletto domestico ma ora che ne ha addirittura uno sciame, ditele: come si sterminano le tarme?

Lunghissima introduzione che i lettori più frettolosi possono tralasciare senza rimorso.

Viola Scintilla ha sempre desiderato prendersi cura di un animaletto domestico. Nel corso dell’infanzia ha avuto l’opportunità di veder crescere e morire soltanto una dozzina di pesciolini rossi che, a dirla tutta, non le hanno dato molte soddisfazioni affettive. Mentre sua cugina (quale cugina? Non Cugina Figa, Cugina Grassa. Per conoscere nel dettaglio le cugine di Viola Scintilla, clicca qui. Oppure qui) cresceva in un popolatissimo zoo domestico ove scorazzavano gatti, criceti e tartarughine, Famiglia Scintilla donava a Violetta soltanto oggetti inanimati.

Viola Scintilla ha sempre desiderato un micetto, per la precisione. E da quando vive sola, nelle notti fredde e tempestose, negli assolati pomeriggi domenicali e all’alba di talune mattine d’estate si è spesso ritrovata a sfogliare cataloghi online di felini: quelli tipo Meetic, ma con i gattini anziché gli umani. Viola Scintilla ha sempre immaginato di adottare un Gatto Ipotetico, ancora cucciolo, possibilmente maschietto, di stazza un po’ più grande rispetto alla media, superpeloso, cagacazzi, casinista, logorroico e leggermente soprappeso: cioè, l’esatta trasposizione felina del suo uomo ideale (ma castrato). Viola Scintilla ha sempre immaginato che lei e Gatto Ipotetico si sarebbero amati per sempre:

Viola Scintilla ha sempre desiderato un animaletto, ma è pur sempre una fanciulla dotata di uno spiccatissimo senso pratico e di vasta conoscenza delle cose del mondo: sebbene creda fermamente nel principio di autogestione dei felini secondo cui, se lasciati soli, i gatti imparano a gestire se stessi e quanto necessario alla loro sopravvivenza, Viola Scintilla sospetta che dopo alcune settimane di assenza dell’amatissima padroncina Gatto Ipotetico potrebbe avere problemi come: carenza d’affetto, scarsità di cibo, mancanza di acqua, prematura morte. Nel dubbio, Gatto Ipotetico è rimasto finora una mera fantasia.

Ma Viola Scintilla ha sempre desiderato un animaletto. Il Fato ha voluto che per un breve periodo la fanciulla abbia condiviso la propria esistenza con alcuni scarafaggi. Violetta ne scrisse sul suo blog di gioventù che, da allora, ancora sopravvive grazie ai navigatori che vi giungono cercando metodi per sterminare gli scarafaggi (Se vi interessasse il tema, sappiate che Viola Scintilla riuscì nell’impresa servendosi di alcune trappole acquistate al supermercato).

Qui, finalmente, si entra nel vivo della narrazione.

Dacché si è trasferita nella sua nuova maravigliosa magione, Viola Scintilla ha trovato altri cuccioli con cui condividere i propri spazi: le tarme. Orride creature dalle dimensioni simili a quelle delle mosche ma dalle ali polverose come quelle delle ben più graziose farfalle, ogni sera le Tarme di Viola Scintilla danno il bentornato alla padrona di casa alzandosi in sciami scomposti sulla sua testa, volteggiando attorno alle luci del suo lampadario, planando in modo sgraziato sulle sue pareti candide.

Viola Scintilla in un primo momento ha accettato di buon grado questa convivenza tra specie. In un secondo momento si è allarmata per il possibile appetito che le tarme avrebbero potuto sviluppare nei confronti dei suoi vestitini e si è rivolta a un’impresa specializzata per risolvere il problema: l’impresa ha miseramente fallito. Al termine dell’intervento le tarme hanno ripreso a svolazzare, ancor più orride e strafottenti.

Viola Scintilla ha visto progressivamente ridursi il proprio livello di sopportazione. Un giorno, trovandosi con il martello in mano al termine di un lavoretto, ha preso a massacrare le tarmacce ad una ad una: al suo fianco, a incitarla, un ologramma di Jack Torrance. In un altro pomeriggio di pura ossessione, nella percezione del mondo di Violetta le tarme si sono trasformate in gigantesche e minacciosissime creature volanti che puntavano senza pietà ai suoi capelli: Viola Scintilla altro non era che una novella Tippi Hedren (ma più alta, bruna e sguarnita di tailleur tinta pastello che, comunque, non le donerebbero).

In un crescendo di odio, Viola Scintilla si è poi privata del cibo, conservando quanto necessario alla propria sopravvivenza in frigorifero e cestinando quanto le tarme avrebbero potuto apprezzare e sfruttare per il proprio sostentamento. Ma le tarme continuavano ad esistere, a riprodursi, a svolazzare. Viola Scintilla si è quindi munita di uno spray letale che avrebbe dovuto spruzzare negli ambienti per un massimo di 5 secondi: lo ha spruzzato per ore, per alcuni giorni di fila, con una foga e una crudeltà cui nessun insetto avrebbe potuto sopravvivere. Credeva di avere al fin vinto la propria battaglia con le orride creature con cui non voleva più dividere il proprio appartamento ma una sera, rincasando, è stata nuovamente accolta da UNA TARMA.

La battaglia di Viola Scintilla continua. Si accettano suggerimenti, veleni mortali, pipistrelli e supervisioni di entomologi espertissimi (preferibilmente di stazza superiore alla media, pelosi, cagacazzi, casinisti, logorroici e leggermente soprappeso).

Fu allora, nell’estate dopo il diploma, che Viola Scintilla s’innamorò di Milano.

Esattamente dieci anni fa, la giovane Viola Scintilla si diplomava. Il tema si presta perfettamente a un dettagliato bilancio sulla vita della giovane, a paralleismi tra il 2001 e il 2011, a una lunga enumerazione di rimorsi e rimpianti legati a episodi dell’ultimo decennio nonché ad un’accurata analisi relativa all’influenza degli astri sul segno dei Pesci nel corso degli anni ’10 del XXI secolo. Ma il tema si presta benissimo anche al cazzeggio. Quindi.

Esattamente dieci anni fa, la giovane Viola Scintilla affrontava l’esame di maturità. Liceo linguistico, il più prestigioso della sua città di provincia. Per la prima prova scritta, Violetta scelse il tema sull’industria culturale, lo sviluppò in forma di articolo giornalistico su quattro protocolli vergati con la sua flessuosa e regolarissima grafia. Prese il massimo dei voti. Per la seconda prova scritta, Violetta era certa che avrebbe puntato sul francese. Invece, insoddisfatta dalla traccia nella lingua di Voltaire e Zola, sorprese persino se stessa scegliendo l’inglese, letteratura che riteneva detestabile per via della sua manifesta incapacità di esprimere qualsivoglia concetto profondo: scrisse frasi vacue e superficiali ma perfettamente in linea con la lingua di Coleridge e Wordsworth. Prese il massimo dei voti. Per la terza prova, quella che comprendeva domande su tutte le materie, Violetta fu fortunata: ebbe occasione di spiegare la teoria della relatività corredandola col delizioso disegnino esplicativo del trenino e le freccette: vi siete mai dilettati con tal disegnino? Dovreste provare. Comunque, Violetta prese il massimo dei voti. Per l’orale, Viola Scintilla era preparatissima: conosceva ogni pagina dei suoi libri di testo e ogni appunto. Non aveva timori. Dopo averle consentito di esporre la propria documentatissima tesina ove avevano trovato spazio anche le teorie sul colore di Chevreul, la Commissione interrogò ampiamente Violetta. Prima di congedarla, volle testarne la straordinaria preparazione chiedendole financo di definire la forza di Coriolis. Orbene, voi sapete che cosa sia, la forza di Coriolis? Lo avete mai saputo? Quella secchiona di Viola Scintilla lo sapeva, lo aveva appreso dalle note a pie’ di pagina del suo libro di scienze. “È una forza fittizia che bla bla bla”, rispose con la sua spocchia secchionissima e la certezza di avere ormai vinto tutto. Aveva ragione. Prese il massimo dei voti. Si amava.

Neodiplomata e tutta piena di belle speranze, la giovin Violetta trascorse l’estate successiva alla maturità a studiare. Era secchiona, ve l’ho detto. Studiava compìta organigrammi delle redazioni e colophon, ripeteva a memoria gli articoli della Costituzione, elencava i nomi dei nostri Presidenti della Repubblica e quelli dei vincitori dei Festival di Sanremo: li sapeva elencare perfino a ritroso, perfino abbinando gli uni e gli altri e immaginando Oscar Luigi Scalfaro, eletto nel 1999, intonare Senza pietà in duetto con Anna Oxa, vincitrice del festival di quell’anno. Nel momento in cui 30.000 giovani italiani stavano esprimendo la sua stessa vocazione, Viola Scintilla studiava a memoria nozioni che avrebbe presto dimenticato perché voleva a tutti i costi superare il test d’ammissione a Scienze della Comunicazione e diventare giornalista. Era una giovane di belle speranze, vi avevo detto anche questo.

Dieci anni dopo il diploma, Viola Scintilla non ricorda esattamente se e dove fosse andata in vacanza, nell’estate 2001. Ricorda però di essersi decolorata la metà inferiore della sua chioma corvina per tingerla di rosso fuoco; ricorda di essere stata in piscina il giorno successivo a quella tintura e di aver lasciato nell’acqua al cloro tracce molto simili a quelle riprese dai documentari sulla mattanza dei tonni. Ricorda di essersi candidata come vj di MTV (non ve l’aveva mai detto? Non è un episodio di cui Violetta vada molto fiera, in effetti). Ricorda di essere stata cacciata da una birreria poiché colta in atteggiamenti licenziosi sui quali questa elegante narrazione non si soffermerà. Ricorda una serie di fotografie scattate da dentro i carrelli della spesa. E ricorda i test d’ammissione nelle università di due città diverse: ma nel suo cuore (vi prego, perdonate l’afflato. Anzi, vi prego, lasciatevi trasportare dal pathos), nel suo cuoricino di giovane secchiona, per Viola Scintilla esisteva solo una possibile città ove dedicarsi agli studi: la bella Milano. La città degli Articolo 31 e del writing. Del Duomo. Del negozio Fiorucci. Del Castello. E dell’amore libero nel parco del Castello. Milano, la città delle opportunità. Un po’ come la Boston di Ally McBeal, ma senza i bicchieroni di caffé da asporto.

“In caso tu superassi davvero quel test, non aspettarti di andare a vivere da sola a Milano”, minacciò Famiglia Scintilla alla diciannovenne secchiona coi capelli decolorati a metà. “Esistono i treni, farò la pendolare”, dichiarò con convinzione la giovane. Viola Scintilla andò a controllare i risultati del suo test d’ingresso alla facoltà di Scienze Umanistiche per la Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano nel caldo pomeriggio dell’11 settembre 2001. Mentre il mondo si crucciava per le sorti dell’Occidente, Viola Scintilla si informava sugli abbonamenti dei treni per Milano: la città delle opportunità che avrebbe amato per i dieci anni a venire.

Parte la strumentale di O mia bela Madunina, all’alto cadono coriandoli iridescenti a forma di cuore, Viola Scintilla abbraccia e limona con trasporto la miniatura del Duomo in lattice che d’abitudine utilizza per esprimere, anche carnalmente, il suo amore nei confronti della città.

Feng Shui? No no no. Arrediamo casa sulla base delle nostre paranoie.

Cari amici,
la prima notizia è che Viola Scintilla ha comprato casa: sarà felice e indebitata per il resto dei suoi giorni – ma che non si sappia in giro, preferisce essere considerata un buon partito. L’acquisto consiste in un bilocale dalle finiture di pregio locato a poche centinaia di metri dalle Mura Spagnole in una via in cui solo nome evoca scenari di povertà e disperazione. Esso è bellissimo e financo dotato di un delizioso balconcino di ringhiera ove la precedente proprietaria teneva un cane e ove la nuova inquilina amerebbe far crescere rigogliosa verzura, preferibilmente rampicante, sebbene la sua ultima esperienza di giardinaggio risalga a quella volta in cui uccise una piantina di basilico in sole 48 ore.

Ma non divaghiamo: la seconda notizia, cari amici, è che Viola Scintilla non crede al Feng Shui e che quindi non si è basata su questa antica arte geomantica taoista per arredare il suo appartamento (acquistato già arredato, ad essere sinceri). Il citerio è stato un altro: ancora non ha un nome ma è caratterizzato da sicura e inoppugnabile fondatezza scientifica. Consiste nell’allestire mobilia e complementi d’arredo al fine di ridurre del 99,9% le possibilità di delitti citazionisti all’interno di casa Scintilla. La giovane Violetta ha infatti trascorso buona parte dell’infazia e dell’adolescenza di fronte a schermi su cui scorrevano film di paura, categoria che spaziava dai gialli tedeschi passati dalla tv di Stato il sabato sera ai classici dell’horror trasmessi da Italia 1 nelle notti d’estate fino ai capolavori di Hitchcock visti e rivisti in vhs e dvd. Tra un film e l’altro, Viola Scintilla leggeva Stephen King. Inutile specificare quanto tale esperienza la abbia segnata.

La disciplina fondata da Viola Scintilla, saldamente ancorata all’interior design e purtuttavia basata principalmente sui tòpoi del terrore, si articola quindi di alcune nozioni fondamentali che verranno qui brevemente illustrate per consentire ai più sensibili e intelligenti di diventare seguaci del credo:

Lo spazio tra la finestra e la tenda deve sempre essere inferiore a quello necessario affinché un essere umano malintenzionato vi si possa nascondere senza essere subitaneamente individuato.

– Si ritiene prudente eliminare quante più scale possibili: niente piani superiori, niente soffitte, niente scantinati. Gli assassini adorano spingere le vittime giù dalle scale; in fondo alle scale male illuminate si annidano  spesso mostri; e le scale sono amate dalle bambine indemoniate ed esibizioniste che vomitano sangue o roba verde.

– É sconsigliato dipingere di bianco le porte, soprattutto quelle dei bagni: le porte bianche attirano spesso l’attenzione di psicopatici muniti di asce. E niente corridoi, per nessun motivo. I corridoi non servono.

– Occorre fissare con particolare cautela eventuali suppellettili che si scelga di affiggere sopra la testiera del letto. Se essi vibrano nel cuore della notte, Un due tre: Freddy sta arrivando da te.

– Chiudere sempre le finestre durante la notte. Se aperte, i vampiri le interpretano come un cortese invito ad entrare e a suggere sangue dal collo dei dormienti. Un condizionatore può ovviare a questo rischio tipicamente estivo.

– Niente ceppi di coltelli in bella vista. Niente forbici sullo scrittoio, soprattutto se siete sposate con un uomo meno abbiente di voi.

– Niente tv, niente videoregistratori nemmeno se vintage. I televisori sono molto pericolosi perché dai loro schermi possono fuoriuscire bambine morte che generalmente albergano nei pozzi. Se proprio dovete collocare una tv nella vostra abitazione, ponetela molto in alto (chessò, appesa a uno di quei bracci semovibili) in modo che le bambine morte che tentino di sgusciarne fuori facciano almeno un po’ di rumore quando cadono sul vostro pavimento.

– Niente angoli ciechi: meglio abbondare con gli specchi, tornano utili anche per individuare eventuali ospiti che non vi si riflettono e cui conviene senza indugio piantare nel cuore il paletto di frassino che siete soliti conservare nel cassetto delle posate.

– Niente vasca da bagno, troppo vapore rende gli specchi superfici ottimali su cui tracciare neri presagi e minacce. Niente doccia con la tenda. Ma, nell’impossibilità di tener fede a questi due dettami, la soluzione è una sola: vasca da bagno uso doccia con tenda trasparente affinché al docciante sia consentito scorgere la sagoma dell’eventuale omicida in avvicinamento.

Don’t answer the phone.

And, whatever you do, don’t fall asleep.