Matrimoni e rotture di cazzo (un tema che m’è particolamente caro)

Matrimoni e rotture di cazzo (un tema che m’è particolamente caro)

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Ogni estate, una trentenne si sveglia e sa che dovrà spendere più dell’estate precedente.
Ogni estate, almeno 12 persone tra parenti e amici di quella trentenne decidono che è arrivato il momento di sposarsi.
Non importa che voi siate parenti o amici di quella trentenne: l’importante è che non vi sposiate perché avete davvero rotto il cazzo.

Siamo qui riuniti, oggi, per parlare del matrimonio, la forma di crowdfunding più antica del mondo con cui, da secoli, gli esseri umani estorcono denaro ai loro simili celando il furto dietro la becera menzogna dell’amore.

Possiamo suddividere i promessi sposi in 4 tipologie di scrocconi.

1) Gli antichi, quelli che fanno la lista nozze nel negozio con l’insegna ‘Liste Nozze’ e che,  chiedono in dono cornici glitterate fucsia; oppure stampa psichedeliche della Sacra Famiglia; oppure orologi con quattro quadranti in grado di indicare quattro fusi orari diversi – anche se gli sposi sanno già che andranno a vivere a Monza e il parente più lontano che hanno, la madre di lei sta a Legnano. Insomma, gli antichi chiedono in dono articoli di rara bruttezza e inutilità che noi invitati sappiamo per certo saranno rivenduti su eBay Russia prima ancora della partenza degli sposi per la luna di miele. In tutta sincerità, alla tipologia di sposo antico corrisponde anche una precisa tipologia d’invitato: la testa di cazzo, quello che si reca nel negozio con l’insegna ‘Liste Nozze’ e ne esce dichiarando di non aver trovato nulla che gli piacesse. O testa di cazzo, il regalo dev’essere qualcosa gradito a quei furfanti degli sposi, qualcosa che abbia mercato su eBay Russia o al limite Bakeka.it Legnano – e difficilmente lo sarà l’elegante doppio portapillole in peltro con incisi i nomi degli sposi che tu hai commissionato a un artigiano turco segnalato dal tuo blog di riferimento in fatto di consumo critico, consapevole e di dubbio gusto.

2) Seconda tipologia di sposi è quella degli idioti. Gli idioti sono quelli che ai loro invitati, in tema di regalo, dicono “Fai tu” – e allora liberano la testa di cazzo che è in ognuno di noi e si meritano valanghe di piccoli portapillole in peltro con incisi i loro nomi e una collezione di scopettini da cesso alti come bambini di sei anni, in legno intagliato a forma di troll scandinavo che si scopre le chiappe e si gratta le palle.

3) Terza categoria è quella dei contemporanei, che chiedono agli invitati di fare un bonifico a un’agenzia di viaggi. Si tratta di sposi che, se gli dice culo, oltre al viaggio di nozze avranno le vacanze spesate per un triennio, come quella stronza di Mia Cugina Quella Figa, brutta vacca che da quando s’è sposata va negli Stati Uniti praticamente ogni weekend ma non sa nemmeno fare una foto decente per Instagram – ma ora non divaghiamo su quella vacca, peraltro gravida, di Mia Cugina Quella Figa.

4) Quarta e ultima categoria di sposi è quella delle facce come il culo, gli sposi che chiedono ai loro invitati di portare una busta contenente contanti il giorno delle nozze o comunicano a tutti il loro IBAN perché “certo, come no, i vostri soldi saranno destinati al viaggio di nozze ma preferiamo organizzarlo da soli, senza agenzia – e comunque tenete presente che per il pranzo spendiamo 240 € a persona e non ci aspettiamo da nessuno donazioni inferiori ai 300 € altrimenti non ci guadagniamo niente”.

Senti un po’, sposa faccia di culo – è a te che mi rivolgo, perché lo sappiamo benissimo che quell’altro non conta un cazzo.
Ti pare forse di vivere in un disco di Brunori, dove se non ti sposi entro la terza strofa muori? Siamo forse stati noi, i parenti, a esprimere il desiderio di prenderci tre giorni di ferie, attraversare l’Europa e trascorrere con te e col tuo futuro marito una giornata che si articola in: • fastidio del rendersi presentabili; • noia della cerimonia religiosa; • sbattimento dello spostamento a ristorante; • tedio dell’attesa di voi due che sorridete e vi baciate in favore di fotografo su prati, spiagge, campi da tennis, sabbie mobili, distese di catrame o qualsiasi altra location possa provocarti crisi di panico alla prospettiva che il tuo abito perda il proprio immacolato candore – perché metti che ti vuoi sposare anche settimana prossima e il tuo abito non è pronto in tintoria: sarebbe un casino; • strazio del pranzo, da fare in condivisione con gente mai vista che difficilmente ci stupirà per le sue competenze grammaticali o per la disinvolta consapevolezza con cui usa le posate; • tortura della gente mai vista che a ogni portata chiede al cameriere se il risotto contenga lattosio, se l’arrosto contenga lattosio e se la macedonia contenga lattosio e fa seguire a ogni domanda una precisa disamina degli effetti che il lattosio provoca sul suo intestino tenue e crasso, senza lesinare dettagli su quanto accade alla toilette allorché capiti d’ingerire lattosio; • e poi c’è la mazzata finale dei balli, dei canti, delle dediche in cui non so perché ma c’entra sempre Ligabue – quindi avrei piacere di prendermela personalmente anche con lui.

Ehi, vi ho sentiti: avete pensato che questa mia avversione alle cerimonie nuziali derivi dal fatto che io sia un’anziana zitella dalle origini liguri, meno avvenente di Mia Cugina Quella Figa e ormai senza più la speranza di potermi sposare a mia volta e quindi di pareggiare i conti invitando tutti coloro ai quali ho già elargito doni e danaro. Siete soltanto dei dietrologi crudeli. Io sono single ma per scelta; io son di quelle bellezze che sbocciano col tempo; io sono un diesel e devo ancora ingranare. Ma quando ingranerò state sicuri che mi sposerò almeno tre volte. E voglio che tutti voi, instancabili idrovore del mio conto corrente, campiate abbastanza per partecipare ai miei tre matrimoni e per sganciare, sganciare, sganciare quei cazzo di 300 €.