7 cose da sapere per non essere ammazzata quest’anno*

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ogni anno nel nostro Paese 150 donne perdono la vita per mano di un uomo. E, nel 99% dei casi, a ucciderle è qualcuno che conoscono bene. Si dice che per fermare questa strage dovremmo cambiare i valori con cui educhiamo i nostri ragazzi e che dovremmo trasformare i modi in cui le donne vengono raccontate dai mezzi di comunicazione di massa e in cui sono rappresentate sui social network. Ma non basta: per fermare questa strage, la rivoluzione comincia da te. Ecco le 7 cose da sapere per non essere ammazzata neanche quest’anno.

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1) Sposarsi salva la vita. Le statistiche dimostrano che tra le 150 donne uccise in Italia nel 2015, solo 30 sono morte per mano del proprio coniuge: è il 20% dei casi. Nel 75%, si tratta di delitti compiuti da concubini, ex partner o compagni occasionali: categorie perniciose in cui solo uno stile di vita prudente permette di non imbattersi. Alcune istituzioni lungimiranti e innovative, come la Regione Liguria, stanno promuovendo campagne per reintrodurre la cultura del matrimonio combinato: una buona pratica che, oltre a dare sicurezza alle ragazze garantendo loro un marito che le protegga fin dalla più giovane età, agevola i loro famigliari perché ne tutela il patrimonio in questi tempi di crisi e perché limita la loro necessità d’interazione con persone al di fuori delle proprie cerchie.

2) L’amore non finisce mai. Le cronache riportano troppo spesso le vicende di donne che hanno distrutto le loro famiglie a causa di un’illusoria sbandata un altro uomo e che, per questo, sono state uccise da un innamorato abbandonato. «È frequente che ci si ritrovi a fantasticare su uomini che non sono il proprio marito durante la sindrome premestruale», spiegano dal Centro di Igiene Mentale Femminile Francesca da Rimini. «Si tratta di un periodo del mese in cui l’oscillazione ormonale modifica la percezione della realtà e induce comportamenti altrimenti ingiustificabili, come l’insoddisfazione nei confronti della vita domestica e la fuga da casa.» Ma dal Centro romagnolo tranquillizzano: «Al giorno d’oggi le terapie farmacologiche danno buoni risultati per alleviare il disturbo.» E un’altra buona notizia arriva dall’Europa: le ragazze non devono più preoccuparsi delle proprie responsabilità sui comportamenti provocati nei coniugi durante la loro SPM perché da ottobre i tribunali dell’Unione riconoscono la sindrome e l’intrattabilità che determina come un’attenuante nei femminicidi.

3) Trai insegnamento dall’arte. Non c’è forma di intrattenimento da cui non si possa imparare qualcosa, spiega Luciano Daglitorto, criminologo noto per i suoi brillanti interventi televisivi sulla violenza di genere. «Essere single o accettare di intraprendere una relazione sentimentale non codificata è pericoloso: per tenerlo sempre a mente, sono utili film come Match Point, in cui il personaggio femminile interpretato da Scarlett Johansson attua in maniera quasi didascalica tutti i pattern del modello che la psicologia sociale definisce ‘rompicoglioni’ e viene non inaspettatamente assassinata dall’uomo che nella sua disponibilità amorosa aveva visto solo un passatempo. Anche i classici aiutano: in un’opera come la Carmen, il personaggio della zingarella sigaraia venne tracciato dai librettisti con l’intento educativo di mostrare alle donne dell’epoca il modello che oggi definiamo ‘profumiera’ e che, con la sua promiscuità ostentata, finisce accoltellata da un ex partner deluso.» Facile ricordare questi esempi, no?

4) Le donne intelligenti non lavorano. Lo dice la scienza: i ricercatori del Chauvinist P.I.G.S. (Patriarchal Institute of Gender Studies) del Nevada hanno dimostrato in laboratorio che, se poste davanti alla scelta tra un’ampia disponibilità di risorse di cui beneficiare da sole e una minore disponibilità di risorse di cui godere con un compagno e con la propria prole, le femmine dalla massa cerebrale più sviluppata scelgono senza indugio la seconda opzione. E non solo: la loro presenza nel contesto famigliare riduce del 36% i comportamenti violenti dei loro partner. L’esperimento, condotto su due dozzine di petauri dello zucchero che con gli esseri umani condividono il 97,4% del patrimonio genetico, conferma che la famiglia gratifica più dell’indipendenza economica e che dedicarsi a essa ha influssi positivi sull’armonia e sull’aspettativa di vita dell’intero nucleo.

5) Sii consapevole delle dinamiche dei social network. Qualche dritta arriva da MogliettinaSocial.com, il blog di Maria Sottomessa (Marissa) Condiviso, moglie del maresciallo della Polizia Postale Pasquale Condiviso e quindi esperta di sicurezza informatica. Secondo Marissa, gli ambiti cui prestare particolare attenzione sul web sono tre. «Il primo è quello delle password, che debbono sempre essere note al proprio coniuge in modo che possa controllare in qualsiasi momento i tuoi scambi: tenerle private potrebbe indurlo a perdere fiducia in te. Naturalmente la condivisione delle password non deve essere reciproca: il tuo uomo non rischia di incorrere nei tuoi stessi pericoli in rete.» Il secondo ambito è quello delle foto profilo. Secondo Marissa, «se sei single, niente selfie, duck face o décolleté in bella mostra. Per le sposate, meglio lasciare uno scatto delle nozze finché la famiglia non si allarga: tornare a un ritratto solitario potrebbe far sentire tuo marito tagliato fuori dalla tua vita online.» L’ultimo ambito cui fare attenzione, aggiunge Marissa, è quello della circolazione imprevista di contenuti foto o video nati per essere fruiti all’interno della coppia. «In questi casi è sempre meglio ascoltare le valutazioni di chi porta i pantaloni. Che sia orgoglioso della tua performance divenuta pubblica o che preferisca limitare la tua presenza in società dopo la sua diffusione, affidati a lui e non dubitare: non vale la pena crucciarsi o mostare un’opinione diversa in un contesto tanto delicato.»

6) La retorica aiuta la coppia. Pochi semplici trucchi per migliorare la comunicazione di coppia: li spiega Ennio Sciopalamona, linguista dell’Università di Verona, autore del saggio Che la piasa, che la tasa e che la staga in casa (Ed. Mascio, 237 pp., 16,90€). «Innanzitutto, no all’ironia quando sfocia nella derisione: in particolare, attenzione alle antifrasi, cioè alle espressioni che vengono usate per dire l’opposto di ciò che si pensa. Ad esempio, “Sei di buon umore, stasera” al rientro del vostro compagno teso dopo una lunga giornata di lavoro, o “Bravo, bene” per rimproverare un suo comportamento, possono rivelarsi frasi dannose all’armonia della coppia e possono innescare reazioni rabbiose nel partner. Attenzione anche alla preterizione, che consiste nel dichiarare che si tralascerà un certo argomento che viene così nominato, o alla reticenza, che consiste nell’interrompere un discorso quando il tema è stato annunciato e se ne sono fatti intuire gli sviluppi e le conseguenze. Si tratta di abitudini infantili e tipicamente femminili che spesso vengono percepite come recriminazioni o minacce: anche in questo caso, è frequente e comprensibile che portino ad atti di violenza.» Secondo il linguista, utili per la comunicazione all’interno del matrimonio sono invece figure come la laconicità, cioè la riduzione del discorso all’essenziale soprattutto quando i temi sono frivoli, tetri o di scarso interesse maschile; e la percursio, che consiste nel dare una scorsa rapida ed essenziale a fatti e avvenimenti come le faccende domestiche svolte durante la giornata o gli aggiornamenti sulla vita famigliare. «Gli uomini apprezzano la sintesi», conclude Sciopalamona, «e, soprattutto, apprezzano che dalla cena si passi molto velocemente ad attività più rilassanti come l’intrattenimento video, la degustazione enologica o l’adempimento dei doveri coniugali più dolci.»

7) L’outfit è importante. Sembrerà banale ribadirlo ma, che tu sia nubile o sposata, vestiti sempre con sobrietà quando sei fuori casa, e non indossare tacchi troppo scomodi che potrebbero impedirti di correre in caso di necessità. Le aggressioni da parte di sconosciuti che sfociano in un omicidio sono solo l’1% dei casi in Italia, ma perché rischiare con quelle gonne da zoccola?

L’immagine è la foto di un disegno di Gustaf Tenggren pubblicato in The Fairy Tales of the Brothers Grimm.
* Da qualche settimana frequento il corso di Scrittura umoristica a Belleville. Questo post è nato come esercizio sulla satira.

 

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Frasi biglietti auguri matrimoni

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I migliori auguri a una coppia stupenda che probabilmente non rivedrò per altri 6 anni.

Speriamo che con questo dono possiate percepire le altissime aspettative nei confronti del vostro buffet.

Che l’incantesimo del giorno delle vostre nozze finisca meglio di quello del battesimo della piccola Aurora.

Ormai avete tutto ciò che potevate desiderare: perché allora anche quella lista nozze?

Vorrei citare un film d’amore a lieto fine ma non ne conosco.

Auguri di un felice matrimonio. Che l’amore sia il vostro cibo ma contenga pochi carboidrati.

È bello vedervi camminare insieme sulla strada dell’amore. Speriamo abbiate saputo di quel trattore in tangenziale.

Su di voi ricadono con violenza tutti i nostri più sinceri auguri.

Oggi si apre davanti a voi la porta di una nuova vita insieme. Oltre quella porta, se conosco bene la sposa, indosserete sempre le pattine.

Mantenete il contatto visivo.

Partecipiamo alla vostra gioia ma ci esimeremmo volentieri dalla cerimonia.

In questo giorno speciale, per nulla al mondo sarei voluta mancare. Sto mentendo: auguri lo stesso.

Oggi è un giorno bellissimo, ma non per tutti. Per sdebitarvi, ecco il mio IBAN.

Due persone, due vite e un unico grandissimo Chi cazzo è quello che non è mio parente?

Che la passione, l’amore e la stima reciproca rimangano sentimenti di cui avrete sempre memoria.

L’amore non esiste. TROLLOLOLOL.

Che la vostra unione sia più serena e duratura della nostra amicizia, Coso e Cosa.

Oggi inizia una storia che non avrà mai fine. Non sto gufando, viggiuro.

Che l’alba di questo festoso giorno possa essere l’ultima alba che ci tocca vedere per raggiungere un cazzo di matrimonio come il vostro.

Brindiamo al vostro amore e alla vostra gioia. Da casa nostra. Cin!

Ho comprato un vestitino di Max&Co., essere stupenda sarà il mio regalo per voi. Auguroni.

 

Se anche tu detesti i matrimoni, clicca qui per trovare conforto.

 

Foto di Style Me Pretty.

 

Tinder a Milano: ancora qualche infografica

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La Milano dell’online dating: una mappa degli incontri su Tinder

Le fotoprofilo maschili su Tinder

La torta capovolta dei matrimoni su Tinder

Il paracadute delle scuse per fuggire dagli sconosciuti di Tinder

Il funnel dell’online dating

 

Tinder in Italia (cioè a Milano e a Roma)

-> Le infografiche si sono fatte un giro all’Internet Festival di Pisa per l’evento Online dating e altre catastrofi. Un monologo umoristico corredato da un pratico riassunto a colori ❤

Matrimoni e rotture di cazzo (un tema che m’è particolamente caro)

Ogni estate, una violascintilla si sveglia e sa che dovrà spendere più dell’estate precedente.
Ogni estate, almeno 12 persone tra parenti e amici di violascintilla decidono che è arrivato il momento di sposarsi.
Non importa che voi siate parenti o amici di violascintilla: l’importante è che non vi sposiate perché avete davvero rotto il cazzo.

Siamo qui riuniti, oggi, per parlare del matrimonio, la forma di crowdfunding più antica del mondo con cui, da secoli, gli esseri umani estorcono denaro ai loro simili, provando particolare piacere a dragare le finanze dei propri consenguinei e celando il loro furto dietro la becera menzogna dell’amore.

Tratteremo in particolare dei parenti alla lontana, delle persone di cui hai perso il numero tre cellulari fa, degli ex compagni di scuola. Trattasi di esseri infidi e spregevoli che, servendosi di conoscenze comuni, ti invitano a cena. A te, che sei ingenua come Cappuccetto Rosso, sembra una rempatriata – ma la sòla arriva presto. Già all’antipasto, ben prima che tu riesca ad raggiungere il livello alcolico che ti sarebbe necessario per reggere il colpo, d’improvviso gli ignobili conoscenti s’alzano in piedi e annunciano con solennità: “A settembre ci sposiamo!” e distribuscono non una partecipazione ma un pratico pieghevole che illustra le modalità in cui i commensali possono contribuire alla loro felicità. Con sorrisi, fiori di campo, canti e preghiere? No: cacciando tanto, tanto grano.

Più nel dettaglio, possiamo suddidividere i promessi sposi in 4 tipologie di scrocconi.

1) Gli antichi, quelli che fanno la lista nozze nel negozio Liste Nozze e che, dovendo ancora mettere su casa, chiedono in dono aspirapolveri (2), lavastoviglie (2), set di boccali da birra in vetro di Murano (4), sedie da giardino in ferro battuto finto-ottomano (12) – tutti articoli di rara bruttezza che noi invitati sappiamo per certo saranno rivenduti su eBay Russia prima ancora della partenza degli sposi per la luna di miele. In tutta sincerità, alla tipologia di sposo antico corrisponde anche una precisa tipologia d’invitato: la testa di cazzo, quello che si reca nel negozio Liste Nozze e ne esce dichiarando di non aver trovato nulla di suo gusto tra le opzioni. O testa di cazzo, il regalo dev’essere qualcosa gradito a quei furfanti degli sposi, qualcosa che abbia mercato su eBay Russia o al limite Bakeka.it – e difficilmente lo sarà l’elegante doppio portapillole in peltro con incisi i nomi degli sposi che tu hai commissionato a un artigiano umbro amico di un amico di tuo fratello.

2) Seconda tipologia di sposi è quella degli idioti: molto simili alle teste di cazzo, si distinguono da questi ultimi per il solo fatto di essere sposi, non ospiti. Gli idioti sono quelli che ai loro invitati, in tema di regalo, dicono “Fai tu” – e allora liberano la testa di cazzo che è in ognuno di noi e si meritano montagne di portapillole in peltro e una collezione di scopettini da cesso intagliati a forma di troll che si scopre le chiappe e si gratta le palle.

3) Ci sono poi i contemporanei, quelli che chiedono agli invitati di fare un bonifico a un’agenzia di viaggi. Si tratta di sposi che, se gli dice culo, oltre al viaggio di nozze avranno le vacanze spesate per un triennio, come quella stronza di Mia Cugina Quella Figa, brutta vacca che da quando s’è sposata va negli States ogni weekend grazie al sangue versato a litri da noi parenti ma non sa nemmeno fare una foto decente e una volta, a Natale, c’ha costretti a fissare una sequenza di pali della luce americani e grattacieli che a ogni foto chiedevamo se si trattasse delle macerie di Ground Zero e invece no, si trattava sempre di grattacieli ancora in piedi – ma ora non divaghiamo su quella vacca, peraltro gravida, di Mia Cugina Quella Figa.

4) Quarta e ultima categoria è quella delle facce come il culo, gli sposi che chiedono ai loro invitati di portare una busta contenente contanti il giorno delle nozze o comunicano a tutti il loro IBAN perché “certo, come no, i vostri soldi saranno destinati al viaggio di nozze ma preferiamo organizzarlo da soli, senza agenzia – e comunque tenete presente che per il pranzo spendiamo 240 € a persona e non ci aspettiamo da nessuno donazioni inferiori ai 300 € altrimenti non ci guadagnamo niente”.

Senti un po’, sposa faccia di culo – è a te che mi rivolgo, ché lo sappiamo benissimo che quell’altro non conta un cazzo.
Ti pare di vivere in un disco di Brunori dove sposarsi è obbligatorio? Ti abbiamo chiesto noi una festa in grande stile con assaggi di finto sushi decorato con succedanei del caviale che si spacciano per vere uova di storione? Abbiamo specificatamente espresso il desiderio di prenderci due giorni di ferie, attraversare l’Europa e trascorrere con te e col tuo futuro marito una giornata che si articola in: rottura di cazzo del rendersi presentabili; rottura di cazzo della cerimonia religiosa; rottura di cazzo dello spostamento a ristorante; rottura di cazzo dell’attesa di voi due che sorridete e vi baciate in favore di fotografo su campi di tulipani, spiaggie, campi da tennis, sabbie mobili, distese di catrame o qualsiasi altra location possa provocarti crisi di panico alla prospettiva che il tuo abito perda il proprio immacolato candore; rottura di cazzo del pranzo, da fare in condivisione con gente mai vista che difficilmente ci stupirà per le sue competenze grammaticali o per la disinvolta consapevolezza con cui usa le posate; rottura di cazzo della gente mai vista che a ogni portata chiede al cameriere se il risotto contenga lattosio, se l’arrosto contenga lattosio e se la macedonia contenga lattosio e fa seguire a ogni domanda una precisa disamina degli effetti che il lattosio provoca sul suo intestino tenue e crasso, senza lesinare dettagli su quanto accade alla toilette allorché capiti d’ingerire lattosio; rottura di cazzo dei balli, del karaoke, delle dediche in cui non so perché ma c’entra sempre Ligabue – quindi avrei piacere di prendermela personalmente anche con lui.
Dicevamo, sposa faccia di culo: facciamo che tu non sei obbligata a offrirmi un pranzo da 240 € e io dimostro la mia gioia per la tua unione nuziale senza tirar fuori un centesimo, solo con baci, gridolini e valanghe di like su Facebook a tutti i passi del Vangelo che posti dopo essere stata illuminata al corso prematrimoniale?

Ehi, vi ho sentiti, lettori stronzi: avete pensato che questa mia avversione alle cerimonie nuziali derivi dal fatto che io sia un’anziana zitella dalle origini liguri, meno avvenente di Mia Cugina Quella Figa e ormai senza più la speranza di potermi sposare a mia volta e quindi di pareggiare i conti invitando tutti coloro ai quali ho già elargito doni e danaro. Siete soltanto dei dietrologi crudeli. Io sono single ma perché mi piace star da sola; io son di quelle bellezze che sbocciano col tempo; io sono un diesel e mica c’ho fretta di accoppiarmi. Io devo ancora ingranare ma quando ingranerò state sicuri che mi sposerò almeno tre volte. E voglio che tutti voi, instancabili idrovore del mio conto corrente, campiate abbastanza per partecipare ai miei tre matrimoni e per sganciare, sganciare, sganciare.